Christian Kouamé, Attaccante Genoa
Christian Kouamé, Attaccante Genoa

"Avevo sempre il pallone tra i piedi A piccoli passi sono arrivato fin dove volevo L’integrazione passa anche dalla scuola"

NATO A Abidjan (Costa d’Avorio)
ETÀ: 21 anni
SQUADRA: Genoa
RUOLO: Attaccante

Dici Kouamé e pensi subito a un sorriso. Difficile trovare uno come lui, in Serie A come negli altri massimi campionati europei, così stupendamente leggero sui campi, di corsa e di cuore. Ma poi ci sono naturalmente i gol e una rapidità super, a nobilitare il giovanissimo attaccante ivoriano del Genoa, esploso quest’ anno nel nostro campionato dopo la gavetta nel Prato e nel Cittadella passando per le giovanili del Sassuolo e dell’Inter. E non è un caso che questo talento sia finito sul taccuino dei club più prestigiosi. Lui, intanto, continua a stupire senza porre limiti ai suoi sogni.
Lei sta già diventando l’emblema della gioia di giocare. Da dove le viene questo atteggiamento così raro oggi?
«Sono cresciuto con il pallone tra i piedi. Giocare a calcio è sempre stata la mia unica passione. Andavo a farlo ovunque, quasi sempre per strada quando vivevo in Costa d’Avorio. Partecipavo a mille tornei, su campi di calcio che non sembravano tali. Fino a quando gli osservatori italiani mi hanno notato e preso con sé. Da qui è partita la mia avventura nel calcio italiano».
La strada per arrivare in A non è stata semplice. Si aspettava di poter arrivare a questo livello mentre giocava con gli amici in Costa d’Avorio?
«È sempre stato il mio sogno e mi sono impegnato tanto per arrivarci. Ogni anno uno scalino in più, un sogno diverso. Sempre di crescita. Fino al massimo: la Serie A con il Genoa, la prima partita al debutto in casa contro l’Empoli e il gol del momentaneo 2-0: indimenticabile davvero».
I suoi idoli calcistici sono Drogba ed Eto’o. Cosa prenderebbe dai due, tecnicamente e umanamente?
«Vorrei assomigliare a loro due in tutto e per tutto. Sono stati due attaccanti fantastici, straordinari. Rappresentano ancora oggi il calcio africano d’eccellenza e per me restano due miti. Certamente mi ispiro più a Drogba perché sono ivoriano come lui e ho scelto di indossare la maglia con il suo numero 11».
L’Italia e il calcio. Si è sempre sentito accettato, come straniero, o ha incontrato difficoltà?
«Non ho mai avuto alcun tipo di difficoltà in Italia, specialmente di natura razzista. Ho giocato e vissuto in diverse città: Prato, Milano, Cittadella e adesso Genova. certo ogni tanto si sente qualche espressione stupida. Per fortuna molto isolata, per fortuna inascoltata dalla moltitudine di italiani e non che sanno perfettamente combattere, a parole e con i fatti, questo fenomeno molto fastidioso e purtroppo ancora esistente».
Come commenta gli episodi di violenza e razzismo fuori e dentro gli stadi?
«Non posso dire di aver assistito a molti episodi. Ripeto per me l’Italia non è affatto un paese razzista, però qualche manifestazione c’è stata in passato, ma sempre di una stretta minoranza. Io non reagisco, non ascolto, non colgo. Corro e provo a fare gol, il mio mestiere. E basta. Il modo migliore per combattere queste cose stupide come il razzismo è continuare a vivere e a lavorare».
Come combattere questi fenomeni?
«Non bisogna mai ignorare queste cose, ma crescere culturalmente. Lo sport in questo aiuta moltissimo. La cultura sportiva, della sconfitta e della vittoria, ma soprattutto del rispetto per l’avversario, va instillata giorno per giorno nelle nuove generazioni, che per fortuna stanno crescendo con un mix multiculturale che abbatte le frontiere e le diversità meglio di qualsiasi provvedimento».
Che consigli si sente di dare ai ragazzi che sognano la Serie A?
«Di crederci sempre, di lavorare. Di guardarsi sempre dentro e di capire che senza sacrifici non si arriva da nessuna parte. E di studiare molto, perché non c’è niente di più bello che conoscere, viaggiare, informarsi e capire. La scuola in questo ha un ruolo determinante. La scuola e i bravi insegnanti contribuiscono molto bene anche all’integrazione».
Come si vede in futuro?
«Felice, con il pallone tra i piedi e papà».
Genova è una città stupenda. E il Genoa fa parte della storia del calcio. Sembra che abbia trovato qui la sua dimensione. Si sente di ringraziare qualcuno più di altri per essere arrivato sin qui?
«Avrei tante persone da ringraziare, prima di tutto le mie due famiglie: quella ivoriana e quella italiana. Poi il Genoa che mi ha portato qui, in Serie A in una città bellissima. Mare, sole, alture e clima stupendo fanno di Genova uno dei posti più belli d’Italia. Sono felice di vivere qui. Voglio continuare a dare il meglio di me con la gloriosa maglia del Grifone”.