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24 mar 2022

RePowerEU: la strategia contro la crisi energetica

Il piano / Tra aprile e giugno sono previsti nuovi interventi su rinnovabili e gas

24 mar 2022
Lo scorso anno, l’Europa ha importato 155 miliardi di metri cubi di gas russo
Lo scorso anno, l’Europa ha importato 155 miliardi di metri cubi di gas russo
Lo scorso anno, l’Europa ha importato 155 miliardi di metri cubi di gas russo
Lo scorso anno, l’Europa ha importato 155 miliardi di metri cubi di gas russo

L’UE ha presentato il piano per abbattere la dipendenza energetica da Mosca di 2/3 entro fine anno. Puntando soprattutto su diversificazione dei fornitori, aumento della capacità di gas low-carbon e rinnovabili si cerca di fronteggiare la doppia sfida della crisi dei prezzi dell’energia e dell’invasione russa dell’Ucraina. Questi gli obiettivi principali di REPowerEU, la nuova comunicazione presentata nei giorni scorsi dalla Commissione europea. Se lo scorso anno, l’Europa ha importato 155 miliardi di metri cubi di gas russo, l’UE mira a staccare il cordone ombelicale energetico che la lega a Mosca, soprattutto attraverso un taglio al gas naturale liquefatto (Gnl). Bruxelles stima che il continente possa importare circa 50 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi l’anno via navi metaniere, praticamente metà del target di diversificazione che si è data. Per rendere possibile questo aumento, la Commissione sta negoziando con molti paesi fornitori, tra cui Stati Uniti, Norvegia, Qatar, Azerbaijan, Algeria, Egitto, Corea del sud, Giappone, Nigeria, Turchia e Israele. Il piano europeo prevede poi di raddoppiare il target attuale di produzione di biometano al 2030, salendo a 35 mld di metri cubi, usando specialmente residui e rifiuti agricoli. Entro fine 2022, da questo capitolo si dovrebbero risparmiare altri 3,5 mld metri di gas. Raddoppia anche l’obiettivo sulla produzione di idrogeno rinnovabile

Politiche
Caro prezzi: le misure eccezionali previste dall’UE
La guerra in Ucraina ha fatto impazzire i mercati dell’energia, facendo toccare valori da record ai prezzi del gas. Per arginare il problema, REPowerEU conferma la possibilità per ciascun Stato membro di fissare dei prezzi regolati dell’energia in favore dei consumatori più vulnerabili, delle famiglie e delle piccole imprese. Non solo: potranno anche decidere di applicare una tassa sugli extra profitti delle compagnie energetiche che hanno realizzato utili “gonfiati” grazie all’impennata dei prezzi del gas. Una parte di questi introiti potrà essere redistribuito ai consumatori. Misure eccezionali, ribadisce la Commissione, e comunque applicabili solo con dei vincoli: devono essere proporzionate, per una durata di tempo limitata e non distorcere il mercato.

Accelerata alla rinnovabili con taglio ai consumi
Fit for 55 / Alcuni dei provvedimenti aggiornano legislazione esistente
Il pacchetto “Fit for 55” contiene 13 proposte legislative sull’energia e sul clima, che hanno lo scopo comune di mettere l’Unione Europea in condizione di centrare l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 come previsto dalla Legge Clima. Alcuni dei provvedimenti sono un aggiornamento della legislazione già esistente, per allinearla con il Green Deal e i nuovi target. L’implementazione di questo pacchetto potrebbe garantire, di per sé, un decremento del 30% del consumo di gas degli Stati membri entro il 2030, pari a circa 100 miliardi di metri cubi di gas. Oltre a ciò, l’UE punta su eolico e soprattutto sul solare, con uno sprint del 20% nei tassi di installazione degli impianti (e +80GW rinnovabili sui target del Fit for 55 per rendere possibile l’aumento di H2 verde). Accelerare sui tetti fotovoltaici installando ulteriori 15TWh quest’anno farà risparmiare altri 2,5 mld m3 di gas. A questo scopo, la Commissione presenterà a giugno una comunicazione specifica. In più, REPowerEU prevede anche di rafforzare la diffusione delle pompe di calore per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento europei: 10 milioni di nuovi impianti entro i prossimi 5 anni è l’obiettivo comunitario. Il nuovo corso sulle rinnovabili è preparato da interventi sui colli di bottiglia amministrativi che frenano l’aumento della capacità installata. Entro maggio, la Commissione pubblicherà una Raccomandazione con linee guida per i paesi membri sul permitting accelerato e sugli aggiornamenti della rete elettrica. L’UE punterà di più anche sui contratti power purchase agreements

Riduzione emissioni metano: la posizione delle aziende produttrici
Inquinamento / Incriminati settore energetico, rifiuti e allevamenti intensivi
Poiché il riscaldamento del nostro Pianeta è causato dai gas a effetto serra – tra i quali biossido di carbonio (CO2) e metano (responsabile per circa il 30%) – che sono anche i responsabili dell’inquinamento atmosferico e della riduzione dello strato di ozono, L’Unione europea ha lavorato a una strategia per la riduzione del metano in atmosfera e sta lavorando all’approvazione di una nuova legislazione per la riduzione delle emissioni di metano. Secondo il Global Methane Tracker dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), circa il 40% delle emissioni di metano prodotte dall’attività umana derivano dal settore energetico. Le fughe e i rilasci in atmosfera per le attività energetiche si hanno sia nelle fasi di estrazione, trasporto e combustione non solo del gas naturale, ma anche del petrolio e del carbone, cui il metano è associato. Naturale quindi pensare che attraverso la riduzione delle emissioni di metano, proveniente dalle attività legate all’estrazione di petrolio e gas sia il modo più rapido, economico ed efficace per raggiungere gli obiettivi climatici 2030 dell’agenda europea. Purtroppo, nella presente situazione di crisi internazionale, il metano ha una grande rilevanza per i consumi energetici europei. L’Europa, infatti, è il più grande consumatore di gas naturale al mondo, importato per circa l’85%. La necessità di ridurre le emissioni di metano in atmosfera è comunque chiara anche alle aziende dirette interessate, quelle del settore oil & gas, riunite nella Oil and Gas Climate Initiative (Ogci). Che proprio nei giorni scorsi hanno preso l’impegno di abbandonare le pratiche di flaring – che consistono nel bruciare senza recupero energetico il gas naturale in eccesso estratto – e di venting – tecnica per alleviare la pressione e rilasciare nell’atmosfera i gas di scarico che non possono essere trattati – e di riparare tempestivamente le infrastrutture in caso di eventuali perdite.

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