Quotidiano Nazionale logo

“Mal’aria di città”: Legambiente boccia le città italiane

Anno nero / La qualità dell’aria del Belpaese si conferma pessima: nessuno dei 102 capoluoghi di provincia monitorati ha superato l’esame

Sono stati analizzati e interpretati i dati di 238 centraline
Sono stati analizzati e interpretati i dati di 238 centraline

Il problema dell’inquinamento atmosferico non è un problema esclusivamente ambientale ma anche, e soprattutto, sanitario. La recente pandemia ci ha insegnato quanto importante sia la salute delle persone e quanto questa dipenda dall’ambiente che ci circonda. Nonostante negli ultimi dieci anni si sia registrato un netto miglioramento della qualità dell’aria in Europa, compresa l’Italia, nelle ultime valutazioni annuali effettuate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) è emerso come l’esposizione al particolato fine causi circa 400mila morti premature all’anno nei 41 Paesi europei, di cui circa 50mila solo in Italia. Secondo il dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2022” in cui sono stati analizzati e interpretati i dati del 2021 di 238 centraline per il monitoraggio dell’aria di 102 città capoluogo di provincia, nessuno dei 102 capoluoghi di provincia monitorati ha superato l’esame. Un rapporto che fa il bilancio sulla qualità dell’aria in città confrontando il valore medio annuale di PM10, PM2.5 e NO2 con i parametri suggeriti dall’OMS. Per il PM2.5 sono 139 le centraline tra quelle utilizzate che hanno monitorato questo inquinante: in un caso una centralina ha superato il limite normativo previsto (25 µg/mc) registrando una media annua di 28 µg/mc (Napoli – Ospedale Santobono2); sfiora il limite normativo la centralina di Cremona (via Fatebenefratelli) che si è fermata a 25 µg/mc, mentre nessuna è riuscita a rispettare il nuovo valore OMS fissato in 5 µg/mc. Per il biossido di azoto (NO2) sono stati rilevati i dati in 205 centraline di monitoraggio sulle 238 considerate. In 13 di queste non è neanche stato rispettato il limite previsto da normativa (40 µg/mc) mentre solamente 14 centraline hanno registrato valori che soddisfano le raccomandazioni dell’OMS (media annuale inferiore a10 µg/mc). Le situazioni più critiche si sono registrate a Napoli (centralina Ferrovia 48 µg/mc, Museo Nazionale 42 µg/mc), Torino (Rebaudengo 48 µg/mc e Consolata 43 µg/mc), Firenze (Gramsci 45 µg/mc), Milano (Marche 44 µg/ mc e Senato 41 µg/mc), Palermo (Di Blasi 52 µg/mc e Castelnuovo 41 µg/mc), Catania (Viale Vittorio Veneto 44 µg/mc), Roma (Fermi 47 µg/mc e Francia 43 µg/mc), Genova (Corso Europa 51 µg/mc).

Aria pulita
Quanto manca all’obiettivo?
Dal report Legambiente è stato possibile verificare la “distanza” a cui si trovano al momento le nostre città rispetto ai valori suggeriti dall’OMS. Per il PM10, le città dovranno ridurre le concentrazioni mediamente del 33%. Quelle più distanti dall’obiettivo sono Alessandria, Milano, Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino. Delle 102 città analizzate per le quali è disponibile il dato, solo 5 al momento rientrano nei parametri fissati dall’OMS. Per il PM2.5, la parte più fina delle polveri sottili e quella che desta maggiori preoccupazioni dal punto di vista della salute, l’obiettivo di riduzione delle concentrazioni a livello nazionale è addirittura del 61%.

HARPa, un aiuto per leggere i consumi delle caldaie
L’idea / Un progetto di ricerca europeo a cui ha collaborato anche l’Italia
HARPa è l’applicazione che permette di stimare classe energetica e consumi delle caldaie domestiche più obsolete anche in assenza di etichettatura. Bastano pochi semplici click on line per individuare il livello di efficienza di vecchi impianti autonomi per il riscaldamento degli ambienti e la produzione di acqua calda sanitaria. Perché è importante? Perché attualmente la maggior parte degli apparecchi per il riscaldamento installati in Europa è classificata come classe C o D. E nonostante da tempo sul mercato esistano alternative efficienti, il tasso di sostituzione non raggiunge il 5% annuo. Il problema principale è che, spesso e volentieri, il consumatore non è consapevole dell’inefficienza del proprio impianto. In questo contesto HARP attraverso la sua rete di agenzie, associazioni e istituti di ricerca, mira ad informare un bacino potenziale di 1,5 milioni di persone. Grazie all’applicazione, sarà possibile non solo stimare i consumi delle caldaie domestiche ma anche ottenere un ventaglio di soluzioni tecnologiche alternative.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?