Quotidiano Nazionale logo

Inquinamento da plastica, l’Assemblea ONU per l’Ambiente approva una risoluzione

Il testo affronta il problema del riciclo, pari ad appena il 9%, considerato un processo troppo costoso, complicato e dannoso per l’ambiente

Macchina per il riciclaggio della plastica di scarto: polietilene fuso
Macchina per il riciclaggio della plastica di scarto: polietilene fuso

Approvata recentemente dall’Assemblea dell’ONU per l’ambiente, riunita a Nairobi, in Kenya, una risoluzione storica finalizzata ad azzerare l’inquinamento da plastica. Il comitato intergovernativo di iniziazione, istituito durante la sessione keniota, inizierà i suoi lavori quest’anno per stilare un trattato giuridicamente vincolante nelle cui pagine sarà analizzato l’intero ciclo della plastica, tra cui la produzione, la progettazione e lo smaltimento. Il testo, che affronta il problema del riciclo, considerato un processo estremamente costoso, complicato e dannoso per l’ambiente, dovrà essere firmato dai Paesi Onu entro il 2024. La questione è emersa grazie a un dato poco incoraggiante: nel mondo solo il 9% della plastica viene riciclato, più di un quinto, ovvero il 22% dei rifiuti plastici viene trattato in modo errato, per esempio utilizzando depositi abusivi o appiccando roghi incontrollati, mentre il 49% del volume annuale prodotto, pari a 353 milioni di tonnellate, finisce in discarica. Il rimanente 19%, invece, passa dagli inceneritori. Inoltre, secondo il primo rapporto Global Plastics Outlook dell’Ocse, pubblicato recentemente, nel 2019 le tonnellate di rifiuti abbandonati in acqua risultano pari a 6,1 tonnellate, di cui 1,7 hanno raggiunto gli oceani. Attualmente i rifiuti di plastica nei mari e negli oceani sono saliti a 30 milioni di tonnellate, mentre nei fiumi la cifra è di 109 milioni di tonnellate. I Paesi Ocse sono i maggiori responsabili di quasi la metà dei rifiuti plastici mondiali: gli Stati Uniti ne producono 221 chili, il Giappone e la Corea 69 kg, la media degli Stati europei è di 114 chili.

Plastica in mare, per il WWF è allarme ecocatastrofe
Mediterraneo / Ogni anno 229 mila tonnellate gettate, di cui il 15% dall’Italia
Anche il WWF lancia l’allarme sulla crescita dell’inquinamento da plastica. Il nuovo report, pubblicato lo scorso febbraio in collaborazione con l’Istituto Alfred Wegener per le ricerche polari e marine (AWI) analizza circa 3.000 studi in materia svolti negli oceani, che mettono in evidenza una “coda lunga” di microplastiche, ovvero di frammenti plastici inferiori a 5 mm. Nel rapporto si legge che la concentrazione di queste ultime “nel 2050 sarebbe comunque doppia rispetto a quella attuale nonostante gli sforzi messi in campo e alcuni scenari prevedono un aumento di 50 volte per il 2100”. Fortemente a rischio il Mar Mediterraneo, indicato nel report del WWF come uno degli hotspot globali di microplastiche, 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. Inoltre, “la produzione di plastica raddoppierà entro il 2040, con il risultato che i detriti di plastica nell’oceano quadruplicheranno entro il 2050”. Sempre nel Mar Mediterraneo, ogni anno vengono gettate 229 mila tonnellate di rifiuti plastici, di cui il 15% arriva dall’Italia, in particolare dalle cinque città più inquinanti: Roma, Milano, Torino, Palermo e Genova. Gli altri Paesi che inquinano il Mare Nostrum sono l’Egitto (32%) e la Turchia (10%). Numerosi i danni alla vita marina causati dalla plastica, soprattutto tramite intrappolamento, ingestione, soffocamento e rilascio di sostanze chimiche tossiche, impattando, naturalmente, anche sulle barriere coralline e sulle foreste di mangrovie. Il rapporto afferma infatti che “sono 2.150 le specie marine venute in contatto con la plastica. Fino al 90% di tutti gli uccelli marini e il 52% di tutte le tartarughe marine ingeriscono plastica. Nel Mediterraneo 116 specie animali hanno ingerito plastica. Il 59% sono pesci ossei, tra cui molti si mangiano comunemente, come sardine, triglie, orate, merluzzi, acciughe e tonni. Il restante 41% è costituito da altri animali marini come mammiferi, crostacei, molluschi, meduse, tartarughe e uccelli”.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?