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Ferrovie dismesse, le piste ciclabili del futuro

Mobilità / Assieme al turismo slow, saranno promossi interi territori che potranno tornare a nuova vita con eventi dedicati ed attività commerciali

Ferrovie dismesse, le piste ciclabili del futuro
Ferrovie dismesse, le piste ciclabili del futuro

Il Belpaese cambia look. In ottica green. Testimonial di questo cambiamento sono le Ferrovie Dismesse trasformate in piste ciclabili. Con enormi vantaggi non solo per il settore del turismo slow e della mobilità sostenibile, ma anche per la valorizzazione di interi territori (pensiamo, solo per fare un esempio, ai piccoli paesi di montagna). Attorno a una pista ciclabile ricavata da una ferrovia dismessa, infatti, potranno essere aperte attività commerciali e di accoglienza rivolte ai cicloturisti, magari in occasione di eventi sportivi o semplicemente nel corso della classica gita fuori porta del week end. Inoltre, questi progetti di riqualificazione rappresentano anche un importante patrimonio culturale e architettonico, utile per tenere viva la memoria e la storia di un lavoro realizzato anche oltre settant’anni fa, evitando il consumo di suolo pubblico vergine (che, tradotto, significa un impatto minimo sul territorio). Un lavoro, infine, che presenta autentiche opere d’arte tutte da scoprire, come gallerie, ponti, viadotti, caselli e stazioni. Questa memoria storica del nostro Paese adesso si vive in maniera diversa, all’insegna della mobilità lenta e sostenibile, caratteristiche che ormai sono diventate un must per i turisti (o sarebbe meglio chiamarli viaggiatori) 4.0. Una recente ricerca della FIAB, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, conferma il boom di questa riconversione. I dati sono molto incoraggianti: in Italia le ferrovie dismesse trasformate in ciclabili passano da 640 ad oltre 1000 km (le tratte da 42 sono passate a 57, pari a un +60% rispetto alla precedente indagine effettuata sempre da FIAB nel 2010). Le Regioni più virtuose sono il Veneto con i suoi 165,5 km, seguita dall’Emilia Romagna con 132,2 km e dalla Lombardia con 121,3 km. Ma anche altre realtà del Belpaese non stanno con le mani in mano, come l’Umbria, la Basilicata, l’Abruzzo, il Friuli Venezia Giulia e la Sicilia. Fanalino di coda il Molise e la Val D’Aosta, che, però, presentano solo pochi tratti dismessi.

Tratte
Al top per km Sicilia e Friuli
L’Umbria, dal 2010 al 2020, è passata da 11 a 73 km (+564%) e la Basilicata da 0 a 41,6 km (+416%). La regione del Centro – Italia ha anche stanziato fondi per il completamento della Spoleto – Norcia, di 7 km. La tratta ferroviaria con più km recuperati, 62, è la Godrano – Ficuzza – San Carlo, in Sicilia, seguita, in Friuli, dalla Tarvisio – Gemona, di 58 km, lungo la ciclovia dell’Alpe Adria.

Cicloturismo slow in Italia: il boom dell’estate 2021
Tendenze / Il viaggiatore su due ruote opta per i laghi più conosciuti
Il 2021 è stato l’anno della cicloturismo mania. A confermare questo trend in crescita, una ricerca promossa da Expedia Group, dalla quale si evince che i viaggiatori su due ruote desiderano sentirsi a casa e godere di un ambiente familiare, vivere un’esperienza che possa soddisfare le loro aspettative ed interagire con operatori turistici formati che instaurino con loro una comunicazione attiva. Ma c’è di più. Il sondaggio ha messo in evidenza la volontà, da parte dei cicloturisti, di spendere di più per ridurre l’impatto ambientale e culturale dei loro viaggi rispettando le comunità locali che li ospitano. In Italia a farla da padrone sono le tratte dei laghi, in primis il Lago Maggiore, con una crescita di prenotazioni settimana su settimana del 45%, seguito dal Lago di Garda e dal Lago di Como, entrambi al 40%. Molto gettonata anche l’area di Trieste (+40%), mentre, tra le regioni del Sud, si difende molto bene la Puglia con il suo +30% di prenotazioni. La mobilità dolce non si è fermata neanche nel 2020, anno della pandemia: cinque i milioni di italiani che hanno fatto uso della bicicletta durante le proprie vacanze estive.

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