Foto: Dokmaihaeng / iStock
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Roma, 8 gennaio 2021 - Già ben noto per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, lo zenzero è una pianta che negli ultimi anni sta diventando sempre più popolare in cucina e nel campo dell’erboristeria. Dalla tisana allo zenzero ai biscotti allo zenzero, passando per il salmone o le bistecche cucinate assieme alla radice utilizzata come spezia o come estratto per dare un po’ di sollievo contro tosse e raffreddore. Ad approfondire le proprietà dello zenzero è uno studio condotto dall’University of Michigan e pubblicato sulla rivista JCI Insight. Dai risultati è emersa un’ipotesi interessante: la radice potrebbe contrastare alcune malattie autoimmuni.

Gli effetti dello zenzero sulle malattie autoimmuni

Lo studio è preclinico ed è stato effettuato sui topi, dunque va preso con le pinze e necessita di ulteriori conferme. I ricercatori si sono concentrati sul lupus eritematoso sistemico, una malattia infiammatoria cronica autoimmune del tessuto connettivo che può causare coaguli di sangue e danni alle articolazioni. Gli esperti hanno somministrato degli integratori allo zenzero a un gruppo di roditori, alcuni sani e altri con il lupus o la sindrome caratterizzata dalla presenza di anticorpi anti-fosfolipidi (che può comparire da sola o assieme a malattie autoimmuni). Dalle rilevazioni è emerso che, nei topi non sani, il gingerolo (un composto presente nello zenzero) ha impedito il rilascio delle cosiddette trappole extracellulari nei neutrofili, che solitamente sono attivate dagli autoanticorpi prodotti da alcune malattie autoimmuni.

Le potenti proprietà antinfiammatorie dello zenzero

Impedire il rilascio delle trappole extracellulari nei neutrofili (un tipo di globuli bianchi, filamenti di DNA contraddistinti da strutture a ragnatela), significa ridurre la probabilità della formazione di coaguli di sangue, uno degli effetti della malattia autoimmune studiata degli accademici. In altre parole, anche grazie allo zenzero sono diminuite le infiammazioni derivanti dalla patologia. Pare quindi che le proprietà antinfiammatorie della radice non si limitino a contrastare solo il raffreddore, ma che siano in grado di avere effetti positivi sulle malattie autoimmuni anche gravi: “I risultati di questo studio preclinico sono sorprendenti ed eccitanti. Sembra che questa medicina naturale possa contribuire a rallentare la progressione della malattia”, ha spiegato Ramadan Ali, autore principale di una ricerca che comunque avrà bisogno di conferme sull’uomo.