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Wild Life, vivere bene nella natura

Vacanze e weekend immersivi per sperimentare in sicurezza le tecniche base di sopravvivenza, insieme a guide esperte

20/05/2024 - di Maria Cristina Righi

Dopo il forest bathing, il barefooting e la silvoterapia, ecco un nuovo trend da vivere all’aperto, in mezzo alla natura. Si stanno moltiplicando vacanze e weekend immersivi per sperimentare le tecniche base di sopravvivenza, insieme a guide esperte.

 

Accendere un fuoco per riscaldarsi dopo una faticosa camminata, alla fine di una giornata al freddo, bere l’acqua da una sorgente per dissetarsi, gustare un pasto in fondo a una grotta, allestire un bivacco sotto le stelle in un luogo quasi irraggiungibile. Niente resort a 5 stelle, ma la natura selvaggia, senza alcun comfort. Molte organizzazioni di tipo sportivo propongono corsi che comprendono l’introduzione ai concetti base della sopravvivenza. Questi corsi coinvolgono in generale piccoli gruppi (una decina di persone) in ambienti diversi, dalla montagna alla collina, per un fine settimana o per periodi più lunghi e in tutte le stagioni.

 

Durante i corsi di sopravvivenza si impara ad accendere un fuoco, costruire un riparo, orientarsi, nutrirsi, purificare l’acqua, prendersi cura di se stessi, se necessario, con ciò che la natura offre e utilizzando più o meno aiuti secondo le diverse formule, più strong o più soft. Niente a che vedere, naturalmente, con simulazioni paramilitari.

 

Quali sono le motivazioni che stanno dietro il successo di questo trend? Prima di tutto uscire dal tecno-cocoon, la comfort zone, garantita dalla tecnologia, più o meno grande, che comprende ormai la maggior parte degli esseri umani. Il primo passo è stato quello del digital detox, weekend o vacanze in strutture con regole ferree riguardo a connessioni e comunicazioni con cellulari e altri strumenti elettronici, per tornare a una vita più vicina alla natura. E adesso con il secondo step ci si avventura in luoghi sconosciuti, senza l’aiuto di geolocalizzazioni e altri strumenti che facilitano la vita. Cosa spinge i nuovi esploratori a correre il rischio di non farcela? Secondo guide e istruttori di sopravvivenza è il desiderio di mettere alla prova i propri limiti e di riuscire a superarli, senza l’aiuto della tecnologia. Ma anche il bisogno di sperimentare la semplicità della vita all’aria aperta e di ritornare alle cose essenziali, alla cultura slow, dove i tempi sono quelli delle stagioni e della natura, scanditi da luce e buio, giorno e notte.

 

Sono sempre più numerosi i libri e i manuali sull’argomento, così come le figure degli ecoterapeuti, che per le loro sedute scelgono un bosco intricato al posto del divano dello psicanalista. Tra i fan di questa filosofia della sopravvivenza e dell’ecoterapia ci sono anche gli appassionati di sport come il trekking e le uscite in montagna, perché desiderano accrescere le proprie competenze tecniche e imparare a garantire la propria sicurezza e quella degli altri. Che benefici ci sono nella vita spartana proposta dai corsi? Prima di tutto stimola e miglioria la resistenza, grazie a sforzi fisici non intensi ma regolari e continui per tutta la durata del percorso. Ma è anche una grande sfida mentale che risveglia sensibilità e acutezza, sempre meno presenti nella vita quotidiana, dominata dalla tecnologia. Ci si trova necessariamente a far appello all’istinto, all’adattabilità, all’intelligenza emotiva, alle capacità di relazioni interpersonali per affrontare le difficoltà. I weekend immersivi nella natura infatti propongono anche un’esperienza collettiva di condivisione per riconnettersi con la natura in completa sicurezza (c’è sempre una guida esperta), prima di tornare alla civiltà e ai suoi piacevoli optional. Attenzione però: è necessario rivolgersi a professionisti, affidandosi ai membri della Federation of Survivology Organizations (fossurvie.org), presenti in tutto il mondo.