Polvere, fibre e particelle microscopiche possono diffondere i virus
Polvere, fibre e particelle microscopiche possono diffondere i virus

I virus dell'influenza non viaggiano per via aerea solo tramite le goccioline respiratorie, ma possono diffondersi attraverso polvere, pulviscolo, fibre e altre particelle microscopiche. Lo rivela una nuova e importante ricerca appena pubblicata su Nature Communications, condotta dalle Università della California Davis e Icahn School of Medicine di Mt. Sinai. Queste nuove evidenze hanno conseguenze anche sulla la trasmissione del coronavirus e aprono necessariamente nuovi fronti sul tema.

Scoperta importante sui virus

Virologi e epidemiologi ritengono che la trasmissione per via aerea dei virus avvenga a causa delle goccioline respiratorie emesse da tosse, starnuti o conversazioni, cosa che ha imposto la mascherina come primo e fondamentale argine alla diffusione del Covid-19. Ma può anche diffondersi trasportato da oggetti secondari (chiamati fomiti) come le maniglie delle porte o dei tessuti. La scoperta che la trasmissione del contagio sia possibile anche attraverso le particele di polvere "apre nuove aree di indagine e ha profonde implicazioni per il modo in cui interpretiamo gli esperimenti di laboratorio e le indagini epidemiologiche sui focolai", dichiarano i ricercatori del Dipartimento di ingegneria chimica della UC Davis.
Lo studio si è focalizzato sulle minuscole particelle non respiratorie (fomiti aerosolizzati) che potrebbero trasportare il virus dell'influenza tra le cavie. Misurando le particelle sospese nell'aria, si è scoperto che le cavie non infette emettono picchi da 1.000 particelle al secondo mentre si muovono nella gabbia. Le particelle emesse dalla respirazione degli animali avevano invece una velocità costante molto inferiore.

Come il virus si trasmette attraverso polvere e superfici

I ricercatori hanno concluso che le cavie con il virus dell'influenza sulla loro pelliccia potrebbero trasmettere il virus attraverso l'aria ad altre cavie, dimostrando che il contagio non deve necessariamente passare dalle goccioline di aerosol per essere infettivo.
I test si sono poi concentrati sulle fibre microscopiche di oggetti inanimati, per capire se fossero in grado di trasportare virus infettivi. I biologi hanno diffuso il virus su tessuti di carta che hanno poi lasciato asciugare, quindi li hanno accartocciati davanti al misuratore automatico delle particelle. Risultato: sono state rilasciate fino a 900 particelle al secondo di materia virale, in un intervallo di dimensioni corrispondente a un possibile tempo di inalazione, e quindi di contagio.

Non si tratta di una buona notizia, anche se lo studio continua ora nell’analisi della possibile diffusione via aerea dei virus influenzali sull’uomo; in ogni caso offre un elemento in più per la ricerca sul Covid-19 e la corsa a un vaccino efficace.