Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiara guerra alla Francia, convinto di un conflitto breve e veloce.

Inizia a strigliare i militari: «bisogna smettere di essere sempre incudine, bisogna diventare martello». Ce l’ha in particolare con gli Alpini, troppo dediti, secondo lui, al ’liquorismo’: «Pessima abitudine l’alcol, veleno creato da Noè che ebbe l’idea di far fermentare l’uva invece di mangiarla». In realtà i soldati al freddo bevevano poca grappa e molto vin brulé, sia per riscaldarsi che per combattere le malattie raffreddative onnipresenti in trincea. È una bevanda quasi completamente analcolica, visto che bollendo il vino l’alcol evapora. La sua preparazione è semplice: basta fare una decozione di pochi minuti di cannella, noce moscata, chiodi di garofano e bucce di arancia. La cottura permette l’estrazione dalle spezie di molecole antiinfiammatorie ed antibiotici naturali capaci di debellare molti virus raffreddativi. Il comune mal di gola o le banali bronchiti sono quasi sempre su base virale e, come sappiamo, contro i virus l’antibiotico non fa nulla, anzi, l’aver usato per anni antibiotici a sproposito ha creato micidiali resistenze batteriche con il risultato che in patologie serie quali polmoniti o ascessi (ove l’antibiotico è davvero necessario) questo non è più efficace.

Altre vecchie terapie, in caso di patologie raffreddative, sono i cataplasmi sul petto di farina di semi di lino antica metodica ora tornata in auge in molte pediatrie. Si fa bollire in poca acqua un etto di farina di semi di lino; si ottiene una “poltiglia” da applicare tiepido -calda sul petto; il senso di benessere è immediato.

Altra metodica è quella di sostanze balsamiche da applicare sul petto durante la notte; il caldo del corpo permette la liberazione di sostanze aromatiche volatili che, arrivando sul naso e sul faringe, li decongestionano rapidamente.

Occhi anche ai termosifoni: tenerli troppo alti essicca l’aria irritando le vie aeree. Utile di notte una temperatura di 18 gradi e 20 di giorno e, se abbiamo freddo, un maglione in più, perché come dicevano i nostri nonni «calore di panni non fa danni».