Roma, 19 febbraio 2021 - Variante inglese, sudafricana e brasiliana, che differenza c'è, cosa dobbiamo temere, e dove sono disseminate in Italia queste nuove versioni del Covid? Questi virus respiratori a Rna messaggero vengono trasmessi da una persona all'altra per via aerea e producono continuamente nuove mutazioni per effetto delle replicazioni. Succede che nella struttura esterna del virus SarsCoV2 cambiano piccoli tratti di rivestimento, che ne modificano in parte le proprietà.

Covid, il bollettino del 19 febbraio

Dove sono nel mondo

Negli ultimi mesi si è affermata la variante inglese B.1.1.7, dapprima nel Regno Unito, poi nell'Europa continentale. Questa forma ha una maggiore capacità di diffondersi, l'indice di contagiosità è incrementato tra il 30% e il 50% tanto che la variante si è progressivamente sostituita al virus circolante originario arrivato da Wuhan, Cina, e denominato wild (selvatico). La variante sudafricana N501Y e quella brasiliana P1 si chiamano così perché si sono manifestate inizialmente in Sudafrica e in Brasile, ma anche queste, per effetto dei viaggi, sono arrivate anche in Italia, provocano una sindrome Covid-19 più difficile da trattare, e i vaccini sembrano leggermente meno efficaci, ma sufficientemente validi per limitare i danni nei soggetti che si sono vaccinati (dati preliminari pubblicati sul New England Journal of Medicine dall'università del Texas). Esistono altre varianti minori, meno diffuse, almeno sette tipi diversi sono stati isolati negli Stati Uniti. Recentemente a Napoli è stata individuata una variante rara (un centinaio di casi descritti nel mondo) con decorso simile alle altre già note.

Dove sono in Italia

La mutazione inglese, più contagiosa ma simile, come sintomi, alla versione autoctona, è ormai diffusa nell'88% del territorio nazionale, con un incidenza del 18% nei nuovi casi di contagio. Uniche regioni regioni escluse da questo fenomeno sono Valle d'Aosta, Sardegna, Basilicata, provincia autonoma di Trento. La variante brasiliana è meno estesa comunque presente in Lombardia, Liguria, Umbria, Toscana, mentre la sudafricana, la più temuta è la più impegnativa come terapie, è stata individuata soprattutto nell'area di Bolzano, in Lombardia e in Liguria, e i contagiati con mutazione crescono ovunque: sono il 20% in Friuli-Venezia Giulia, il 30% in Lombardia, il 27% in Emilia Romagna, il 25% in Campania, il 15% in Liguria. Un indice variabile tra il 50 e il 65% dei contagiati con mutazione si riscontra nelle province abruzzesi di Chieti e Pescara.

VariantI: sintomi e come riconoscerle

Le varianti vengono individuate tramite sequenziamento, ovvero decifrando l'impronta genetica dell'agente infettivo, una tecnica sofisticata che richiede indagini di laboratorio. Tutte provocano in misura variabile uno o più di questi sintomi: febbre, dolori muscolari, dolori osteoarticolari, stanchezza, nausea e perdita della percezione del gusto e dell'olfatto. Nei casi complicati scatenano una reazione infiammatoria che può portare alla polmonite interstiziale, con alterazione delle proprietà del sangue e formazione di trombi o coaguli. Similmente il virus può attaccare altri organi come il cuore, o interi segmenti dell'apparato digerente.

La variante isolata a Napoli

Un programma di sequenziamento frutto della collaborazione tra l'Istituto Pascale di Napoli e la Federico II, sempre di Napoli, ha permesso di identificare per la prima volta in Italia la variante B.1.525, che si è formata in seguito a mutazioni della proteina Spike, l'arpione con il quale il virus di aggancia alle cellule dell'ospite per infettarlo. Il Paese che finora ha isolato di più questa variante è la Gran Bretagna, con 39 casi), seguita da Danimarca (35), Nigeria (29), Stati Uniti (10), Canada e France (con cinque casi ciascuna), Ghana (quattro), Australia e Giordania (due casi ciascuna) e infine Singapore, Finlandia, Belgio, Spagna e adesso anche l'Italia, con un caso ciascuna.

Le indagini in corso

Parte a tappeto una indagine dell'Istituto superiore di sanità per mappare la diffusione delle varianti del virus SarsCov2 più rappresentate in Italia ovvero la variante inglese, la variante brasiliana e la variante sudafricana. Continua a crescere la preoccupazione per il propagarsi della pandemia, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) invita a ridurre al minimo anche i contatti interpersonali. L'indagine per la mappatura sul territorio italiano del grado di diffusione delle tre varianti è coordinata dall'Iss con il supporto della Fondazione Kessler e in collaborazione con ministero della Salute, Regioni. La prima indagine relativa al 4-5 febbraio aveva attestato una prevalenza nazionale della variante inglese al 17,8%. In attesa di farmaci ancora più efficaci, per difendersi dalle mutazioni del virus l'arma principale restano al momento i comportamenti, ha affermato la responsabile Oms Katherine O'Brien. Ricordiamo, aggiungiamo noi, che occorre mantenere le distanze interpersonali, indossare mascherine (di tessuto o di carta purché l'igiene sia sempre assoluta) per coprire naso e bocca, lavare e disinfettare le mani, evitare il contatto con persone non conviventi, ricambiare l'aria degli ambienti chiusi se frequentati anche da altre persone. Ultimo, ma non meno importante, il suggerimento di schermare gli occhi con visiere o con occhiali, perché anche le mucose della congiuntiva dell'occhio, attraverso il film lacrimale, possono entrare in contatto con il virus, come avverte Francesco Garbagnati, medico milanese di chiara fama.

Varianti e vaccini

La gente è spaventata dalle varianti, ha precisato Giuseppe Portella, laboratorio virologia della Federico II di Napoli, e il soggetto portatore della rara mutazione E484K sulla proteina Spike si presenta in maniera simile (come caso clinico) alla variante inglese, B117. Le alterazioni riscontrate giocano un ruolo importante nel regolare l'ingresso del virus nelle cellule ed è allo studio una eventuale resistenza del virus alla risposta anticorpale. Questo paziente, sospetto, aveva viaggiato tra l'Europa e l'Africa prima di rientrare a Napoli, dove è stato analizzato. In Italia è la prima volta che appare questa mutazione chiamata B1525. I vaccini distribuiti in Europa riescono a dare una certa protezione anche in caso di varianti, le case farmaceutiche studiano il modo di aggiornare le formulazioni antigeniche dei vaccini in modo da comprendere anche le nuove varianti. 2Le aziende produttrici di vaccini contro il Covid-19 stanno tutte lavorando per adattare i loro prodotti a combattere le varianti in via di diffusione", ha detto uno dei massimi esperti della Casa Bianca per la lotta alla pandemia, Andy Slavitt. "Tutte hanno già in atto piani o di aggiornare i loro vaccini o di aggiungere una dose di rinforzo", ha spiegato Slavitt, precisando: Johnson & Johnson sta già esaminando l'ipotesi di una seconda inoculazione di rinforzo del proprio vaccino. Mentre Moderna e Pfizer/BioNTech - i cui vaccini sono approvati e somministrati negli Usa - "hanno in programma aggiornamenti delle loro immunizzazioni e di aggiungere un ulteriore richiamo di rinforzo, se necessario a fronte del probabile presentarsi di ulteriori mutazioni del virus". Slavitt ha quindi osservato che Pfizer e Moderna sembrano funzionare bene contro la variante inglese.

Le strategie in atto

Per il professor Matteo Bassetti, presidente della Società italiana di terapia antinfettiva, le varianti sono espressione di un virus che cambia e cambierà sempre nel momento in cui contagia più persone. Le vaccinazioni impediscono al virus di passare da una persona, quindi riducono le probabilità di mutazioni, quindi la strategia nei confronti delle varianti è quella di vaccinare rapidamente più persone possibili. Inglese, brasiliana, sudafricana, autoctona e wild sono le espressioni di uno stesso virus, responsabile della sindrome Covid-19. Le varianti preoccupano perché influenzano l'andamento della pandemia, tanto che per alcune regioni scatterà il cambio di colore, da giallo ad arancione o addirittura a rosso.

La lotta al Covid-19 va avanti, più il virus cambia e modifica la sua configurazione per sopravvivere, dunque di varianti ne vedremo molte altre in futuro, sostengono gli esperti. In queste ore si attende un tavolo tecnico tra governo e comitato tecnico scientifico per rivedere i colori delle regioni e stabilire le nuove regole sulla base degli indici di contagio e delle varianti. Chi ha un indice RT sopra l'uno rischia, e si pensa di chiudere intere città o province limitando o vietando spostamenti da una regione all'altra.