Grazie alla sanità digitale, rilanciata dall’emergenza Coronavirus, i medici possono essere più vicini ai pazienti, attraverso servizi di teleassistenza e monitoraggio in remoto. Potenziando la specialistica ambulatoriale migliora l’aderenza alla terapia nelle persone che assumono farmaci antiipertensivi (lo stesso discorso vale per antidepressivi, trattamenti per osteoporosi, diabete, ipertrofia prostatica).

"È essenziale sensibilizzare i pazienti sull’importanza di continuare a seguire le terapie", ha scritto Guido Grassi, presidente della Società italiana dell’ipertensione arteriosa (SIIA).

"La pressione alta non predispone all’infezione da coronavirus. In Italia abbiamo 18 milioni di persone ipertese – precisa Grassi– queste non devono modificare o abbandonare una terapia, che si è dimostrata, nel tempo, in grado di proteggere dal rischio di gravi complicanze, quali possono essere l’infarto miocardico, lo scompenso cardiaco o l’insufficienza renale".

Società scientifiche europee e internazionali, oltre all’Aifa in Italia, raccomandano di mantenere la terapia in atto con antiipertensivi nei soggetti ben controllati, perché esporre persone fragili a potenziali nuovi effetti collaterali, o a un maggiore rischio di eventi avversi cardiovascolari, appare ingiustificato.