La vacanza sul lettino dello psichiatra
La vacanza sul lettino dello psichiatra

IL CONTO ALLA ROVESCIA per le vacanze sta per iniziare. Per molti l’approssimarsi della pausa estiva genera tuttavia paradossalmente malessere crescente e preoccupazioni. Dietro questo stato d’animo si celano le motivazioni più disparate: aspettative esagerate, paura di non poter accedere alle sistemazioni migliori per problemi economici o perdere, assentandosi, possibili opportunità lavorative. C’è chi invece ha molta difficoltà a staccare la spina o fatica a gestire i preparativi per la partenza. Cosa fare? Lo psichiatra Paolo Crepet invoca una terapia d’urto. «Se siamo arrivati al punto che persino andare in vacanza diventa un problema, siamo davvero malmessi - tuona -. Mi sembra che ci sia la tendenza a fare diventare tutto un problema. Quasi come se si dovesse sempre e comunque stare male. Siamo stanchi del lavoro, stanchi del tran tran, stanchi di tutto e quando abbiamo invece la possibilità di tagliare la corda e di godere di un po’ di tempo solo per noi ecco che si tirano in ballo altre difficoltà. è ora di prendere le cose di petto».

Certo, ma in che modo?

«Intanto ripensare alla vita di tutti giorni, a cosa veramente c’è che non funziona, arrivando a fare quelle scelte che per paura, pigrizia o superficialità rifiutiamo di fare calandoci in una quotidianità che risulta quasi ‘protettiva’. Vivere significa farsi domande e cercare risposte che guidino a soluzioni adeguate. Mai mettere la testa sotto la sabbia».

LO PSICOLOGO: «Partire è rompere gli schemi quotidiani. Consiglio di allenarsi a piccoli imprevisti e a momenti per sé»

Chi non ha un partner può vivere il periodo delle ferie come un momento di grande difficoltà perché magari non sa dove e con chi andare.

«Anche in questo caso bisogna darsi un colpo di reni e smettere di pensare che chi è single è uno sfigato. La solitudine va affrontata con decisione e senza paura. Ci sono tante cose che pure da soli si possono organizzare. La mancanza di un compagno può, al contrario, diventare un momento utile per riscoprire una passione, un hobby, che può diventare foriero di nuove conoscenze. E poi passeggiare da soli magari leggendo un buon libro non è niente male».

PAOLO CREPET: «Mai mettere la testa sotto la sabbia Vivere è farsi domande, capire i veri bisogni e cercare risposte»

Una maggiore disponibilità economica può influenzare positivamente l’atteggiamento verso le vacanze?

«Potersi permettere qualche lusso in più non significa necessariamente essere felice. La felicità non sta nel 730. Ci sono persone molto semplici che riescono a sentirsi appagate. L’importante è fare qualcosa che corrisponda ai propri bisogni, quelli veri».

Di parere diverso Davide Algeri, psicologo e psicoterapeuta a Milano. «Andare in vacanza significa sostanzialmente rompere gli schemi quotidiani – afferma – e questo per molti è intollerabile perché coincide con la perdita di controllo sulla realtà. è uno dei mali della nostra epoca. Una delle manifestazioni è, ad esempio, la nomofobia, abbreviazione di no mobile fobia, ovvero l’incapacità di separarsi dal telefonino o di non essere connessi, per la paura di rimanere esclusi. Chi teme le vacanze è di solito una persona che lavora intensamente e si concede raramente momenti per sé. Un esercizio che consiglio ai pazienti che temono le ferie è quello di ritagliarsi quotidianamente pause da dedicare a se stessi. Un altro elemento che caratterizza le vacanze è l’imprevisto, temuto in generale da chi programma la propria vita ed è abituato a mantenere il controllo. La terapia giusta diventa quindi ‘auto produrre’ piccoli imprevisti quotidiani per arrivare all’appuntamento con la pausa estiva sufficientemente preparati».