Eccedere un po’ troppo col cibo e con una dieta ipercalorica, cedere alle comode insidie di una vita sedentaria significa, anche in assenza di altre malattie metaboliche, rischiare di essere prima sovrappeso e poi obesi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’obesità con oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso, corripondenti al 35% della popolazione del mondo, rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica. Questo problema per la salute è diffuso anche nel nostro Paese. Per l’Istituto superiore di sanità, più di un terzo della popolazione italiana adulta è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% di persone dai 18 anni in avanti risulta in eccesso ponderale. Il rischio obesità non risparmia neanche bambini ed adolescenti. Per l’Oms oltre 340 milioni di bambini e adolescenti tra i 5-19 anni sono in eccesso di peso. Nei paesi dell’Ue, in media, è obeso quasi un bambino su otto tra i 7 e gli 8 anni. In Italia, secondo dati ISTAT, si stimano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni.

L’obesità è dovuta ad un accumulo di grasso – il tessuto adiposo– che provoca un aumento di peso di vario grado, dal sovrappeso all’obesità grave. Il punto di riferimento per definire la normalità, il semplice sovrappeso o la vera e propria obesità, è l’Indice di Massa Corporea (IMC), in pratica il rapporto tra peso in Kg e altezza in metri di una persona. Le classi di peso per gli adulti indicate dall’IMC e approvate dall’Oms generalmente sono: minore di 18,5 sottopeso; 18,5 – 24,9 normopeso; 25 – 29,9 sovrappeso e maggiore di 30 obesità. I rischi, che non vanno assolutamente trascurati, riguardano le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, alcuni tipi di tumori, ecc., senza dimenticare l’aggravante del peso per le persone che soffrono di artrosi.

Senza ricorrere a trattamenti invasivi, come la chirurgia bariatrica, risevata a casi selezionati di grave obesità, i rimedi sono farmaceutici tendono a limitare l’invasività.

"L’obesità è un’emergenza globale – sostiene Livio Luzi, Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del dipartimento endocrinologia malattie metaboliche del Gruppo MultiMedica IRCCS – fornire una terapia non invasiva ai soggetti obesi è una sfida cruciale, anche dal punto di vista sociale, sia per il numero di vittime dell’obesità, in crescita costante, sia per i significativi costi che la complessità di questa patologia e delle patologie correlate rappresentano per la comunità. La continuità del nostro gruppo di ricerca su questo tema e i risultati raggiunti ci rendono fiduciosi nell’auspicare che questa terapia, facilmente somministrabile e sicura per i pazienti, diventi in un prossimo futuro una terapia d’elezione per l’obesità".

Recenti studi clinici sulla obesità hanno rivolto la loro attenzione anche agli aspetti della Medicina di genere, cioè quella che valuta le differenze tra maschi e femmine, considerando pure le condizioni socio economiche e culturali e la loro ricaduta sullo stato di salute e di malattia. "Sappiamo già da tempo – conferma Livio Luzi – che l’obesità differisce nelle donne e negli uomini per diversi aspetti: la prevalenza dell’obesità è più elevata nelle donne (38,3%) rispetto agli uomini (34,3%), indipendentemente dall’età anagrafica e dall’etnia. Queste differenze di genere, rispecchiate anche nella composizione corporea, sono dovute a una molteplicità di fattori: ormonali, ambientali e anche dietetici, dato che sia i modelli alimentari sono diversi tra i sessi, sia il desiderio di cibo e la risposta cerebrale al tipo di gusto".

La prevenzione il rispetto dei corretti stili di vita si dimostra uno degli strumenti più efficaci e di approccio comune per limitare gli effetti di sovrappeso ed obesità. Questi aspetti meritano particolare attenzione. Secondo recenti dati dell’ISTAT, nel nostro Paese una persona su 5 fuma, una su 10 è obesa, una su 5 consuma alcol tutti i giorni, 4 su 10 non praticano sport nè attività fisica. "Per ridurre il rischio sovrappeso e obesità e le loro complicazioni, come fattore di rischio per varie malattie croniche, come il diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori – sostengono gli esperti dell’Istituto superiore di sanità – il trattamento principale è la prevenzione. Risulta quanto mai opportuno adottare stili di vita sani. Un’alimentazione corretta e un’attività fisica adeguata aiutano a controllare il proprio peso ed evitare che siano superati i livelli a rischio".