La terapia genica agisce sul Dna delle cellule malate
La terapia genica agisce sul Dna delle cellule malate

Dietro le quinte nelle tante malattie dell’occhio c’è, a volte, un meccanismo ereditario. Entrano in ballo rare mutazioni, come avviene nella retinite pigmentosa o nella coroideremia. La genetica ha un ruolo chiave anche nel determinare inconvenienti meno rari come il glaucoma o la miopia. Nel caso della degenerazione maculare dovuta all’età si calcola che il 70% del rischio di sviluppare il difetto sia legato alla genetica, e per il 30% sia invece legato a fattori concomitanti, il fumo di sigaretta, l’obesità e l’ipertensione arteriosa.

Una delle strategie promettenti nella cura delle cecità, è la terapia genica, mediante iniezione diretta nell’occhio di vettori di origine virale modificati in modo da recapitare nei tessuti versioni corrette dei geni difettosi. Due anni fa è stata approvata in Europa la prima terapia genica per una rara retinopatia ereditaria, l’amaurosi congenita di Leber, al cui sviluppo hanno dato un contributo fondamentale ricercatori del Tigem, Istituto Telethon di Pozzuoli, e dell’Università Vanvitelli di Napoli. «Uno dei punti di forza dei vettori virali è che sono piccoli e diffondono bene attraverso i tessuti – spiega Alberto Auricchio, group leader del Tigem e docente universitario di genetica medica – questo però è anche un limite, dal momento che essendo piccoli trasportano limitate quantità di Dna, improponibili per il trasporto di geni di grosse dimensioni. Per questo studiamo anche nuovi approcci al problema: ultimamente ci siamo applicati nel meccanismo taglia e cuci come espediente per produrre proteine lunghe a partire da precursori più corti al fine di correggere la maculopatia di Stargardt».

Sono in corso in tutto il mondo vari trial clinici che stanno valutando i risultati della terapia genica per le malattie retiniche. Le cecità ereditarie colpiscono oltre 200mila persone solo in Europa, sono dovute nella maggior parte dei casi ad alterazioni di geni che codificano proteine localizzate nei fotorecettori, le cellule dell’occhio preposte alla visione. «La speranza è che in futuro la tecnologia che c’è dietro la terapia genica possa essere utilmente impiegata anche per altre malattie dell’occhio in cui oltre alla componente genetica c’è quella ambientale, come la cataratta o il glaucoma», ha scritto Francesca Simonelli, presidente della Società italiana di oftalmologia genetica.

Ha fatto scalpore ultimamente la notizia relativa a due bambini, di 8 e 9 anni, ciechi dalla nascita a causa della distrofia retinica di Leber, che hanno riacquistato la vista con la terapia genica (VIDEO). Questa tecnica è stata adottata con successo nella clinica oculistica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” a Napoli. «Questa retinopatia – ha spiegato la professoressa Simonelli – è causata da mutazioni in un gene chiamato RPE65 e grazie alla terapia fornisce una copia funzionante del gene».

La terapia per l’amaurosi congenita denominata voretigene neparvovec (Luxturna) è stata concessa dall’Aifa attraverso il fondo 5% su indicazione dei medici che hanno trattato a Napoli i due piccoli pazienti e ha ottenuto quest’anno il Prix Galien, il Nobel della farmaceutica indetto da Springer. «La rilevanza della scoperta è notevole – ha annunciato il presidente della giuria italiana, Pier Luigi Canonico – poiché finora non esistevano altre terapie approvate per le distrofie retiniche, patologie che si associano all’inesorabile deterioramento visivo, che comporta cecità in quasi tutti i pazienti fin dai primissimi anni di vita».