di Roberto Baldi

L’acqua è fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, scrisse qualcuno a significare quel che di celestiale e di miraggi c’è nello sport acquatico. Il nostro legame con l’acqua è apparso indissolubile fin dall’antichità, un po’ per necessità e un po’ per superare i propri limiti fisici. Di attività natatorie (in alcuni casi anche coreografiche, quindi antesignane del nostro moderno nuoto sincronizzato) si parla anche nell’Iliade, nell’Odissea e nella Bibbia: nuoto, tuffi e immersioni sembra siano sempre stati praticati. Il nuoto in particolare compare nei Giochi Olimpici di Atene nel 1896, ma anticamente ebbe senza dubbio un ruolo fondamentale nell’addestramento militare prima ancora che una connotazione ludico-sportiva.

La nostra madre acqua, si direbbe. Ma c’è anche qualcosa di ostile che ti si para davanti soprattutto quando intendi raggiungere certi obiettivi: è la resistenza di un fluido incompressibile, l’acqua appunto, che assorbe parte dell’energia meccanica del nuotatore a causa dell’attrito frontale. Per superare questo ostacolo ci sono due tipi di approccio, a seconda dei traguardi da perseguire: quello di tipo agonistico rivolto alla prestazione con un incremento graduale e costante dell’intensità di allenamento; e quello di tipo per così dire ludico. In questo secondo caso si devono evitare, soprattutto per i più giovani, sistemi e metodi da allenamento specialistico per sviluppare invece orientamenti generali e multidirezionali che saranno utili nella fase di maturità psico-fisica. Nell’età verde acquistano importanza particolare la scioltezza e l’ampiezza articolare da inserire in un processo pedagogico che esalti la consapevolezza, l’autostima e la determinazione, senza sfruttare la tendenza a “sforare” caratteristica dei giovanissimi.

Da tenere presente che complessivamente, il cosiddetto costo energetico del nuoto ovvero sport acquatico prevalente, è molto alto: pari a cinque volte quello della corsa o della marcia. Ma anche la canoa e altri mezzi di sport acquatico richiedono impegno fisico particolare, come si può osservare dal raffronto tra il primato mondiale maschile della corsa sui 100 m, 9”77, e quello sulla stessa distanza per i quattro stili di nuoto: stile libero, dorso, farfalladelfino, rana. Per quanto riguarda gli stili, quello più economico è lo stile libero, seguito di poco dal dorso; rana e farfalladelfino risultano più “costosi” del 50% circa.

Esistono anche regole basilari prima di affrontare un qualunque sport acquatico: fra l’immersione in acqua e il pasto devono intercorrere circa tre ore. Indispensabili: gradualità di approccio, divieto di passaggio brusco da temperature troppo calde al fresco dell’acqua, esecuzione di qualche esercizio motorio preliminare. Utile un controllo clinico periodico per tuffi, tuffi dalle grandi altezze, pallanuoto e masters, sport remieri (canottaggio, canoakayak e canoa fluviale) e quelli non remieri quali lo sci nautico, la vela o il windsurf. Da evitare anche la semplice nuotata o la gita in pattino negli orari post prandiali, quando il sole è allo zenit e lo stomaco è ’impegnato’. Importante è serbare allo sport acquatico anche quell’aspetto ludico e rilassante, che fa dell’impegno motorio in acqua anche una sorta di recupero psichico occasionale in un ambiente silenzioso e di grande appagamento naturalistico.