Un idrogel per aiutare il cervello danneggiato
Un idrogel per aiutare il cervello danneggiato
Un gruppo di ricercatori del New Jersey Institute of Technology, negli Stati Uniti, sta mettendo a punto un dispositivo medico che in futuro potrebbe stimolare il processo di guarigione del cervello. Si tratta di un idrogel peptico che, una volta iniettato in un paziente colpito da trauma cranico, favorirebbe la ricrescita dei vasi sanguigni e la sopravvivenza dei neuroni. 

Problema crescente

"Quando pensiamo a un trauma cranico, ci vengono in mente soldati e atleti", ha spiegato il coautore dello studio Biplab Sarkar. "Ma la maggior parte dei casi di TBI [dall'inglese Traumatic Brain Injury, ndr] si verificano in realtà quando le persone cadono o sono coinvolte in incidenti automobilistici. E con il continuo aumento dell'età media, crescerà anche il numero di questi incidenti ".

Danni a breve o lungo termine

Un lesione cerebrale traumatica può essere di due tipi. Quella primaria deriva dal danno meccanico iniziale e coinvolge principalmente neuroni e vasi sanguigni. La lesione secondaria, che comprende ad esempio stress ossidativo, infiammazione e interruzione della barriera emato-encefalica, può invece verificarsi in un secondo momento e può causare danni cognitivi a lungo termine.

Riparazione in corso

Il lavoro dell'equipe americana si è posto l'ambizioso obiettivo di trovare una soluzione per le lesioni secondarie, per le quali attualmente non esistono trattamenti rigenerativi. A tale scopo i ricercatori hanno sviluppato un idrogel con proprietà materiali simili a quelle del tessuto cerebrale, che crea una nicchia neuroprotettiva in cui le cellule danneggiate possono di nuovo legarsi tra loro. Il gel contiene degli appositi peptidi (ossia dei frammenti di sequenze proteiche) capaci di auto assemblarsi nel sito danneggiato, veicolando la crescita di nuovi vasi sanguigni.

Aiutare le vittime di incidenti gravi

I primi test condotti sui topi hanno evidenziato risultati incoraggianti, dimostrando che, in presenza dell'idrogel, il tasso di sopravvivenza delle cellule cerebrali raddoppia rispetto ai roditori non trattati. Inoltre, sono stati documentati importanti segni di formazione dei condotti che consentono l'afflusso del sangue. Alla luce degli ottimi riscontri, i ricercatori continueranno a battere la strada intrapresa, cercando di scoprire se l'idrogel è efficace anche quando il danno è più diffuso, come nel caso delle commozioni cerebrali.

"Abbiamo visto che possiamo iniettare questi materiali in una lesione definita e ottenere una buona rigenerazione dei tessuti. Tuttavia stiamo collaborando con altri team per scoprire se può funzionare anche con i tipi di lesione che vediamo in soldati, veterani e persone che lavorano nei cantieri, che sperimentano traumi da esplosione", hanno concluso gli scienziati.

I dettagli della ricerca verranno resi pubblici nel corso del prossimo meeting dell'American Chemical Society.