Training per riequilibrare la digestione

Pesantezza, nausea e stipsi si superano anche con esercizi specifici

19/12/2021

La digestione, che fine ha fatto? In un mondo che va di fretta, tra buffet in piedi, scorpacciate e notti alla ricerca di consolazioni davanti al frigorifero, abbiamo quasi dimenticato la moderazione. I ricercatori americani riscoprono l’importanza di masticare lentamente, fare una camminata dopo pranzo, eseguire specifici esercizi, e hanno elaborato un training ad hoc. Il rilassamento dei muscoli addominali, unito alla sedentarietà e alla postura che limita le escursioni respiratorie, mette in sofferenza stomaco e intestino. D’inverno poi il freddo aggrava il quadro. Ecco perché sempre più persone lamentano colon irritabile, disbiosi, crampi e altri inconvenienti. Come rimediare?

 

Dal 47,8% del periodo pre-pandemico siamo passati quest’anno al 56,0% di italiani con problemi di stomaco o intestino, secondo un’indagine Assosalute Human Highway. «Per limitare i disturbi – dichiara Attilio Giacosa, gastroenterologo universitario a Pavia – occorre limitare le porzioni, evitare i bis, preferire cibi vegetali, ridurre il consumo di condimenti e fare attività fisica». Anche una bella passeggiata può favorire i processi digestivi. Inoltre si raccomanda di bere tanta acqua, limitare alcolici e fumo. Già, ma chi trasgredisce cosa può fare? «Chi soffre di disturbi come bruciore, sensazione di peso alla bocca dello stomaco, nausea, diarrea o stitichezza, può ricorrere ai farmaci di automedicazione – aggiunge il professor Giacosa – mi riferisco ad esempio agli antiacidi, agli adsorbenti intestinali, ai procinetici che facilitano lo svuotamento gastrico. Da prendere al bisogno, se però i sintomi persistono è sempre opportuno contattare il medico».

 

A volte il medico indaga senza trovare nulla di patologico. Mettiamo che sia negativo anche il test dell’helicobacter pylori, l’intruso che una volta si riteneva responsabile delle ulcere (adesso si può eradicare con un ciclo di antibiotici, in futuro riusciremo a neutralizzarlo). Quando tutto è negativo, eppure i sintomi persistono, negli States tentano la strada della ginnastica mirata a riequilibrare la peristalsi intestinale (i movimenti naturali che fanno progredire gli alimenti ingeriti attraverso gli organi cavi). Si tratta in pratica di rieducare l’apparato digerente con quel training cui facevamo cenno sopra.

 

Fondamentali, secondo tale approccio, sono gli esercizi che mobilizzano il diaframma (muscolo che separa cassa toracica e cavità addominale), attraverso atti respiratori coscienti. Una alimentazione che predilige cibi naturali freschi, verdure di stagione, va a braccetto con la ginnastica digestiva. Nella sua guida uscita di recente in libreria (Rivoluzione integrale, Mondadori) l’autore, Michele Riefoli, biologo nutrizionista e chinesiologo, cita esercizi presi dallo yoga, dalla ginnastica posturale e psicomotoria, proprio allo scopo di migliorare la qualità della nostra digestione.

 

«Anche lo smart working è stato deleterio, sono cambiate le abitudini con conseguente aumento di peso corporeo», osserva da parte sua Gian Marco Giorgetti, direttore della nutrizione clinica dell’Ospedale Sant’Eugenio Asl Roma2. Secondo studi Nestlé Health Science, la tensione addominale affligge fino al 30% della popolazione dei paesi occidentali, circa il 12% degli italiani soffre di diarrea, e quasi il 20% ha stipsi e costipazione, le donne (85%) più degli uomini. «Attenti però, chi soffre di gonfiore addominale – spiega il professor Giorgetti – pensa di risolvere il disagio sottoponendosi a diete drastiche, che possono innescare spiacevoli sindromi carenziali». L’ultima spiaggia? La riscoperta delle fibre, integrando opportunamente la dieta.

 

Il disagio fa crescere i disturbi alimentari

 

Un’epidemia dentro l’altra. Negli ultimi mesi, complice la pandemia, sono lievitati del 30% i casi di anoressia, bulimia e binge eating. «L’età media dei pazienti, all’esordio dei sintomi, è arrivata a 12 anni», ha affermato Pierluigi Policastro, responsabile nazionale psicologi dell’emergenza del corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, sodalizio che ha lanciato un servizio di ascolto gratuito (risponde al numero 06 9594 5656).

 

Sempre sui disturbi del comportamento alimentare citiamo dati preliminari di uno studio realizzato da Neomesia (Gruppo KOS) dal quale emerge che la solitudine e l’assenza di relazioni interpersonali si stanno rivelando un fattore di rischio crescente per anoressia, bulimia e binge eating disorder (sindrome compulsiva). «Al vissuto di solitudine – spiega Patrizia Todisco, presidente eletto della Società Italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare – è associato un senso di insicurezza, insoddisfazione per la propria l’immagine corporea. Ciò induce la persona che si sente sola a isolarsi ancora di più».
Alessandro Malpelo