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Telemedicina e sanità digitale: “Usiamo l’1% delle potenzialità”

28/05/2024 - di Patrizia Tossi

Telemedicina, quando la sanità diventa digitale. Consulti medici, visite specialistiche a distanza e monitoraggio dei pazienti in tempo reale. Sono solo alcune delle potenzialità della telemedicina, uno strumento che potrebbe rendere la sanità sempre più efficace, abbattendo le barriere e rendere la medicina accessibile a tutti. Ma, nella realtà, la telemedicina è uno strumento ancora poco utilizzato.

“Stiamo utilizzando solo l’1% delle potenzialità attuali dei sistemi di telemedicina”, spiega Giovanni Migliore, presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso). “Attraverso la tecnologia – continua – oggi potremmo migliorare l’efficienza, l’accessibilità e la qualità delle cure, ma non riusciamo a superare barriere culturali o organizzative che impediscono una più ampia adozione dei servizi in favore dei pazienti”. Ecco perché.

I vantaggi della telemedicina

Tra le tante applicazioni possibili della telemedicina, i servizi più utili da sviluppare nell’immediato sono la televisita – una visita medica a distanza che consente ai pazienti di ricevere diagnosi senza doversi recare in ospedale o in ambulatorio – e il teleconsulto tra specialisti, utile per discutere di casi clinici complessi, condividere competenze o prendere decisioni su diagnosi e terapie.

“La telemedicina potrebbe essere di grande aiuto nella risoluzione di due grandi problemi della sanità, come la mancanza del personale sanitario e le liste d’attesa. Potremmo, ad esempio, portare visite specialistiche in aree periferiche – dice Migliore – ottimizzando la gestione del tempo dei medici e dei pazienti, riducendo l’attesa per appuntamenti e follow-up”.

Ma non solo. Attraverso la telemedicina, si potrebbe effettuare il monitoraggio costante dei pazienti con malattie croniche senza farli muovere da casa: “Potremmo portare ciò di cui il paziente ha bisogno, lì dove ne ha bisogno”, sottolinea il presidente della Fiaso.

La fotografia attuale: i numeri

A fotografare la situazione è una ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano. Nell’86% delle aziende sanitarie che dispongono del servizio di telemedicina, le prestazioni oggi erogabili in televisita oscilla tra l’1 e il 5%. Attualmente, solo il 40% delle strutture sanitarie pubbliche ha attivato i servizi di televisita, mentre un altro 40% ha in corso sperimentazioni o le attiverà entro fine anno.

Il teleconsulto è utilizzato nel 52% delle aziende sanitarie, seguito dai servizi di telemonitoraggio che si fermano al 40%. Il 29% delle strutture ha attivato, o sta sperimentando, servizi di teleconsulto tra medici di medicina generale e ospedale.

Sanità digitale: impatto economico

Tra le barriere individuate dalla ricerca del Politecnico, oltre ad un tema culturale che ne frena la diffusione, ci sono le risorse economiche limitate. Secondo quanto reso noto da Fiaso, il Governo ha messo sul piatto 1,5 miliardi di euro attraverso i fondi del Pnnr. Tuttavia, l’impatto della sanità digitale sulla spesa pubblica è ancora da mettete a fuoco, nonostante ci sia stato un aumento del 22% rispetto al 2022.

“Non possiamo più perdere tempo. Dobbiamo potenziare l’agenzia italiana per la sanità digitale, fare formazione per sviluppare competenze e professionalità nuove, dai dirigenti per i quali lo stesso Pnrr ha previsto e finanziato corsi, giù a caduta sugli altri attori del servizio sanitario, fino ai medici di medicina generale. Dobbiamo fare tutti di più per colmare il divario tra i servizi disponibili e il loro effettivo utilizzo”, conclude il presidente Migliore.