di Gloria Ciabattoni

È un intervento ormai diventato di routine per i veterinari, ma che spesso non è noto in maniera approfondita ad alcuni proprietari di cani: la sterilizzazione. Occorre conoscere quando e perché è il caso di praticarla, in quale periodo, di quale tipo e cosa comporta. Nel caso di una femmina (gatta o cagna non c’è molta differenza), si tratta di un’operazione di per sé semplice – anche se va eseguita in anestesia totale– , che prevede l’asportazione delle ovaie (ovariectomia), o anche dell’utero (ovario-isterectomia). L’intervento comporta un taglio sull’addome (con relativi punti di sutura) che si rimargina velocemente, e nell’arco di pochissimi giorni la cagnolina si riprende perfettamente, l’unico inconveniente sarà per lei dover tenere il collare Elisabetta per evitare che leccandosi rimuova i punti della ferita. L’asportazione delle ovaie oltre che in laparatomia (chirurgia tradizionale) può essere eseguito anche in laparoscopia. In Italia e nella maggior parte dei Paesi europei si effettua principalmente la sola asportazione delle ovaie, mentre negli Stati Uniti e Gran Bretagna è preferita la tecnica che prevede asportazione di ovaie e utero.

Questa seconda opzione da noi di solito viene scelta quando vi sono patologie uterine, piometra, iperplasia cistica dell’endometrio, neoplasie uterine, prolasso uterino e rottura dell’utero. In entrambi i casi la sterilizzazione è completa e irreversibile. A quale età effettuare l’intervento? Vi sono diverse scuole di pensiero: dopo la prima gravidanza (questo nel caso si vogliano dei cuccioli, perché appunto l’operazione è irreversibile), prima del primo calore o dopo, soluzione spesso preferibile perché l’animale ha raggiunto la maturità ed è perfettamente formato (il calore si manifesta a 6-8 mesi). Se è in calore, per sterilizzarla bisogna aspettare che questo finisca. L’intervento non solo mette al riparo da gravidanze indesiderate (Il calore avviene due volte all’anno), ma anche dall’insorgenza di tumori alla mammella, all’utero, alle ovaie e di infezioni all’utero (es. piometra, che colpisce molto le femmine non sterilizzate entro i 10 anni). Molti studi dimostrano che tali rischi vengono ridotti allo 0,5% se l’intervento viene effettuato prima del primo calore e all’8% se prima del secondo, mentre se avviene dopo i 30 mesi di età pare non si riscontrino benefici significativi. Aspetti negativi? Pochi, anche a livello psicologico cagnolina e micine non ne risentnno. In rari casi si può verificare un’incontinenza urinaria (che si cura con farmaci appositi), mentre è più frequente un aumento di peso, che tuttavia si tiene sotto controllo con l’attività motoria e una dose di pappa adeguata.

Nel caso del cane o gatto maschio la sterilizzazione è molto meno richiesta, e avviene con la castrazione, ovvero asportando i testicoli, e anche in questo caso vi si ricorre per evitare tumori testicolari e prostatici, ma anche per ridurre un comportamento aggressivo o per evitare che venga segnato il territorio con le urine nel caso del felino.