Zoom e stress da uso spasmodico
Zoom e stress da uso spasmodico

La cosiddetta 'Zoom fatigue', la stanchezza da Zoom, è un fenomeno che ha preso piede a partire dal marzo del 2020, quando con il primo lockdown tutti gli incontri che eravamo abituati a fare di persona si sono trasferiti davanti a uno schermo. Nonostante sia indubbiamente una soluzione comoda per il periodo, dopo mesi molte persone sono giunte a una condizione di esaurimento per via di un uso spasmodico delle piattaforme per comunicare con colleghi e amici. È questa, insomma, la Zoom fatigue. Finora la scienza ha fatto pochi passi in avanti nella comprensione di questo particolare senso di affaticamento (mentale prima che fisico), ma un recente studio della Stanford University ha risposto a numerosi “perché” precedentemente irrisolti.

Donne più colpite degli uomini: perché?

Gli esperti, che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista Social Science Research Network, hanno sottoposto 10.322 persone ad approfonditi test psicologici basati sull’uso delle piattaforme come Zoom, cercando di fare un paragone tra il periodo attuale e quello precedente alla pandemia da Coronavirus. La prima cosa che hanno scoperto gli psicologi della Stanford University è che la Zoom fatigue tende a colpire maggiormente le donne, visto che il 13,8% dei partecipanti di sesso femminile ha riferito di sentirsi "molto" o "estremamente" affaticato una volta terminate le videochiamate; la percentuale si è abbassata al 5,5% negli uomini. Quella della maggiore esposizione delle donne alla Zoom fatigue era un’ipotesi finora avanzata da molti scienziati, ma per la prima volta è stata certificata da dati quantitativi.
I risultati dello studio hanno poi mostrato che le donne tendevano a fare videochiamate più lunghe e ad osservare con più frequenza il loro volto sulla schermata. Un risultato in linea con studi precedenti in grado di dimostrare che le donne passano più tempo allo specchio rispetto agli uomini. Si tratta di un’abitudine che, confermano gli esperti della Stanford University, genera insicurezze e pensieri negativi.

L’identikit di chi soffre di Zoom fatigue e i consigli per prevenirla

Oltre al sesso, lo studio ha incrociato le informazioni inerenti all’etnia, alle peculiarità caratteriali e all’età, scoprendo che la Zoom fatigue colpisce con maggiore frequenza le persone giovani, di colore, ansiose e introverse. Per cercare di contrastare l’esaurimento da videochiamate, gli psicologi di Stanford hanno poi fornito dei consigli che potrebbero tornare utili: usare solo l’audio e disattivare la videocamera, parlare con i colleghi del proprio stato d’animo dopo le riunioni a distanza. Quest’ultima dritta serve per scambiare informazioni, timori e consigli con chi è nella medesima situazione.