Stefano Gumina
Stefano Gumina

Roma, 14 settembre 2020  - L’obesità può causare gravi rotture alla cuffia dei rotatori. Ad annoverare tale patologia tra i fattori di rischio è uno studio a cura di Stefano Gumina, Professore associato in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università Sapienza di Roma.

Dal momento che con il passare degli anni i tendini diventano più sottili e meno elastici e, quindi, meno resistenti ai traumi e alle trazioni, era già stato dimostrato da precedenti studi come alcune patologie sistemiche (diabete; ipercolesterolemia; ipertensione arteriosa non controllata) e alcune abitudini di vita (fumo di sigaretta e assunzione di superalcolici) potessero contribuire a degenerare il tendine. A queste si aggiunge l’obesità la quale – come dimostra lo studio del Professor Gumina – influenza anche le dimensioni della rottura. Solo pochi autori avevano, finora, concentrato la loro attenzione sul ruolo patogeno dell’obesità nei disturbi muscoloscheletrici. Tali studi, tuttavia, si erano principalmente focalizzati sul ruolo dell’adiposità nelle patologie degli arti inferiori e della schiena mentre i dati riguardanti l’obesità come fattore eziopatogenetico per le lesioni alla cuffia dei rotatori erano ancora scarsi. La possibile associazione tra l’obesità, valutata dall’indice di massa corporea (BMI), e il ricorso alla chirurgia per problemi alla spalla era stata indagata solo da uno studio di Wendelboe che aveva dimostrato come un aumento del BMI potesse essere considerato un fattore di rischio per tendiniti della cuffia dei rotatori. Gli autori della ricerca non avevano, tuttavia, considerato l’influenza dell’obesità sulla dimensione di tale lesione. Da questo punto di vista lo studio di Gumina è il primo a rilevare tale evidenza sulla base di un campione molto ampio di pazienti

La rottura della cuffia dei rotatori ha un’eziologia multifattoriale. Le cause sono tradizionalmente divise in estrinseche e intrinseche. Tra le cause estrinseche vi sono le lesioni traumatiche. Quelle intrinseche sono, invece, legate a fattori anatomici, degenerazione legata all’età, e condizioni genetiche.

Un’altra importante causa è rappresentata dall’ipovascolarizzazione dei tendini. La rottura della cuffia dei rotatori si verifica, infatti, in un’area dei tendini sopraspinoso e sottospinoso, entro 15 mm dalla loro inserzione, caratterizzata da relativa ipovascolarizzazione. Un insufficiente apporto di sangue che viene solo parzialmente compensato dall’anastomosi microvascolare presente in quest’area critica vicino all’inserzione del tendine. Le condizioni di quest’area possono peggiorare nei fumatori, nei soggetti che presentano ipertensione e disturbi polmonari e cardiovascolari. In tale scenario l’obesità può contribuire a determinare insufficienze vascolari periferiche determinate dall’associazione con la crescente produzione di adipochine. Queste molecole sono, infatti, in grado di indurre stress ossidativo, infiammazione, trombosi, e disfunzione dell’endotelio. Il conseguente rilascio di diverse specie reattive dell’ossigeno, causando stress ossidativo e apoptosi cellulare, può provocare la degenerazione del tendine e predisporlo alla rottura. L’adiposità può indurre ipovascolarizzazione periferica e peggiorare l’ipossia della già critica area della cuffia dei rotatori attraverso la sua associazione con aterosclerosi, livelli elevati di colesterolo, diabete, e sindrome metabolica. 

Sono considerati obesi i soggetti con un indice di massa corporea di almeno 30 kg/m2 o quelli con una percentuale di grasso corporeo (% BF) a partire dal 25% negli uomini e dal 30% nelle donne. Per indagare come l’adiposità, misurata attraverso tali indicatori, potesse incrementare il rischio di incorrere nella rottura della cuffia dei rotatori influenzando altresì la sua dimensione, la ricerca di Gumina ha analizzato 601 pazienti (282 uomini e 319 donne tra i 42 e i 78 anni). “Abbiamo osservato – si legge nello studio – che i pazienti con una rottura massiva della cuffia dei rotatori (oltre i 5 centimetri) presentavano un BMI e una percentuale di grasso corporeo maggiore rispetto ai soggetti con una rottura piccola (meno di 3 centimetri)”. L’ipotesi – spiegano i ricercatori – è che “i pazienti affetti da più alto grado di obesità abbiano un maggiore deficit del microcircolo dell’area inserzionale che può, dunque, giustificare una maggiore estensione dei tessuti tendinei degenerati”.