Maria C.
Maria C.

La cosa più difficile?'. Riprendere la quotidianità concluse le terapie'. A Maria C., 52 anni, responsabile a Bologna di un comparto in un ente statale, nel 2015 era stato diagnosticato un tumore al seno. Dopo l'intervento e l'iter terapeutico racconta di essersi sentita 'priva di un sostegno'. Fino all'incontro con gli Onconauti.

Qual è stato il disagio più grande?

L'ho avvertito al termine delle terapie. Ho avuto un percorso particolarmente accidentato, dalla diagnosi alla cura, ed ero ormai pervasa da una diffidenza di base. Paradossalmente, quando finisci chemio e radio e l'ospedale ti manda a casa, comincia la paura. Ti senti nudo e fatichi a metabolizzare quanto è successo. E' questa la fase in cui un aiuto psicologico è essenziale.

Cosa serve?

Qualcuno che ti ascolti, ti prenda per mano e ti riporti alla vita di tutti i giorni, insegnandoti a modificare quelle abitudini sbagliate, nemiche del benessere. Il mio compagno aveva sentito parlare degli Onconauti e li ho contattati, trovando tutto il sostegno necessario.

Come è cambiata la sua vita dopo la malattia?

Ho imparato a vivere in maniera più rilassata, a staccare la spina, a prendermi maggiormente cura di me stessa a 360 gradi: dall'alimentazione al movimento, passando per quelle attività che servono ad alleggerire lo spirito, come la musicoterapia.

Il rientro sul lavoro è stato difficile?

Ho potuto contare su colleghi meravigliosi, che mi hanno rassicurato costantemente, invitandomi a prendere tutto il tempo che ritenevo opportuno. Lavorare può aiutare in certi momenti a non pensare, ma le terapie stancano molto. Allora sei costretto a stare a casa ma il rischio è di trovarsi come agli arresti domiciliari' e questo non giova alla psiche. Da un punto di vista burocratico servirebbe più elasticità sulle visite fiscali ai pazienti oncologici, anche se mi sembra che recentemente qualcosa si sia mosso.

Un consiglio a chi sta vivendo la sua esperienza?

Il cancro fa talmente paura che chi viene colpito evita quasi di farne cenno. E' più facile parlare delle altre malattie, ma sui tumori c'è sempre una sorta di reticenza a confidarsi. Invece bisogna farlo, in particolare con chi ha vissuto la stessa esperienza perché la condivisione è di grandissimo aiuto nel percorso verso la guarigione.