Foto: Adene Sanchez / iStock
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Roma, 26 ottobre 2020 - Fino a una ventina di anni fa si pensava che gli esseri umani fossero in grado di sognare solo durante la fase Rem. Ora che questa convinzione è stata smentita da decine di studi, per gli scienziati è giunto il momento di capire come cambiano i sogni a seconda delle fasi del sonno. Una delle ricerche più importanti sul tema è stata recentemente condotta da un gruppo di scienziati dell’University of Sao Paulo, capaci di scoprire che i sogni sono molto più vividi ed elaborati durante la fase REM (quando il sonno è più profondo). Negli altri cicli del sonno, invece, i sogni appaiono più simili a dei pensieri.

Sogni analizzati con un metodo alternativo

Il team brasiliano ha scoperto che la qualità e la complessità dei sogni cambiano in base alle fasi del sonno. Per capirlo, gli esperti si sono focalizzati su 133 interviste effettuate a 20 soggetti nel corso di precedenti ricerche. I partecipanti sono stati svegliati in diverse fasi del sonno, dopodiché hanno raccontato agli scienziati i ricordi inerenti ai loro sogni. Gli accademici hanno deciso di esaminare le storie dei partecipanti in modo alternativo: non attraverso lo studio del significato delle parole, bensì tramite uno strumento di analisi che può schematizzare le interviste e visualizzarle in forma grafica. Questo sistema tiene conto delle differenze nella lingua, nella lunghezza dei racconti e nel tono di voce utilizzato dai soggetti. In sostanza, le analisi dei sogni dovrebbero essere molto più complete.

Durante la fase REM i sogni sono più elaborati e complessi

Dai risultati è emerso che i sogni fatti nella fase N2 del sonno (sonno profondo, ma non REM) erano più brevi, meno intensi e più simili a un flusso di pensiero. Durante la fase REM, in cui i nostri bulbi oculari oscillano involontariamente (da qui Rapid Eye Movement), i sogni sono invece molto più simili a delle storie, a delle narrazioni: sono più lunghi, vividi e con una trama che ricorda quella di un film. Non a caso, i partecipanti facevano molta meno fatica a ricordare i sogni nel momento in cui venivano svegliati nel bel mezzo della fase REM. La ricerca ha dimostrato che i sogni sono intrinsecamente diversi in base al ciclo del sonno in cui avvengono.
“Questo è il primo studio ad utilizzare la teoria matematica dei grafi (la disciplina che si occupa dello studio dei grafi, oggetti che permettono di schematizzare una grande varietà di situazioni e processi) per dimostrare che i sogni della fase REM sono molto più complessi rispetto ai sogni nelle altre fasi del sonno”, ha detto il neuroscienziato Sidarta Ribeiro (University of Sao Paulo), uno degli autori dello studio. Chiaramente le ricerche scientifiche sui sogni presentano dei limiti, dato che essere svegliati continuamente per tutta la notte può influire sulla qualità del sonno (e quindi dei sogni) dei volontari. L’analisi quantitativa usata dai ricercatori brasiliani, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista Plos One, potrebbe però rappresentare un importante punto di partenza per ricerche future molto più approfondite.