I mozziconi non sono mai realmente spenti e possono fare male
I mozziconi non sono mai realmente spenti e possono fare male

Roma, 19 febbraio 2020 - Sapevate che le ramificazioni di bronchi e polmoni sono dette anche albero respiratorio? Per non mandare in fumo anni di vita occorre seppellire nel posacenere il mozzicone di sigaretta, senza pensarci due volte. Per una curiosa assonanza, analogamente alle campagne antincendio lanciate ogni anno dalla Forestale per scongiurare i roghi dei boschi, parte una campagna antifumo finalizzata alla riduzione del rischio a carico di organi importanti, cuore e arterie in primis, rivolta ai medici che hanno pazienti che faticano a smettere di fumare, eppure vorrebbero escogitare un modo per guadagnare in salute abbandonando le sigarette tradizionali. Se ne è parlato a Roma alla presentazione del progetto promosso dalla Società italiana di Medicina Vascolare (SIMV) e dalla Fondazione collegata, con il sostegno incondizionato di PMI Science.

Quando si smette di fumare occorrono 15 anni per abbassare il rischio cardiovascolare, riportandolo a livelli paragonabili a quelli di una persona che non ha mai fumato", commenta Enrico Arosio, presidente della società scientifica. "Da anni – aggiunge il professor Arosio – è un dato riconosciuto che le persone contraggono malattie fumo-correlate principalmente a causa di sostanze scaturite dalla combustione”. Smettere di fumare è quindi una priorità nella prevenzione, ma cessare del tutto è un'impresa perché la dipendenza da nicotina è tra le più radicate, per questo si affermano prodotti a base di tabacco riscaldato, ben diverso perché non brucia.

Prospettare percorsi alternativi accettabili dai fumatori desiderosi (incapaci) di smettere è uno dei punti chiave del progetto intitolato «Non bruciamo l'albero cardiovascolare». Uno degli scopi offerti alla classe medica è quello di elaborare linee guida dedicate al fumatore con problematiche cardiovascolari che possano integrarsi all'interno dei cosiddetti PDTA, protocolli che supportano l'operatività dei Centri Antifumo nelle regioni d'Italia. Nell'ambito del progetto è previsto un tour di incontri itineranti, primi appuntamenti a Verona, Roma, Palermo, Cagliari e Catanzaro.

Con le sigarette tradizionali l'albero respiratorio brucia, proprio come l'Australia in fiamme, si riempie di scorie, benzopirene, catrame, altre sostanze chimiche aggressive nei confronti del Dna. Molti, a proposito di tabacco e sigarette, pensano istintivamente al cancro polmonare, perdendo di vista tutte quelle malattie respiratorie non neoplastiche, che invece occorre tenere a mente. Solo in ambito cardiovascolare ictus, infarto, angina, arteriopatie, coronarie compromesse e aneurisma rientrano  in questo elenco. Perché un conto è parlare di tumori, come il carcinoma polmonare, mutazioni kras, eventualità per le quali sono allo studio screening con la tac spirale, la biopsia liquida, immunoterapie e oncologia d'avanguardia. Altra cosa sono le broncopneumopatie che affaticano il respiro e le cardiopatie che ledono il cuore.

Le soluzioni che riducono il rischio stanno incontrando il favore del pubblico in tutto il mondo, e si rivelano uno strumento per politiche sociali di contenimento del danno riconosciuto da importanti agenzie indipendenti. Occorre educare sugli effetti deleteri del fumo nell'organismo, sensibilizzare i medici sull'impatto del tabagismo, senza dimenticare che asma, enfisema, sindromi come la bpco, o riacutizzazioni di allergie respiratorie, possono rientrare in questo capitolo, cui si sommano, aggiungiamo noi, gli effetti dell'inquinamento atmosferico e ambientale, le polveri disperse nell'aria, il suolo martoriato, le microplastiche nei mari, certi alimenti scadenti per via dei residui (interferenti endocrini, tracce di antibiotici). Ma torniamo al fumo, al respiro, e alle tecnologie che ci possono risparmiare un sacco di guai, alla ricerca di un compromesso per bilanciare vantaggi e rinunce.

"A livello internazionale sta prendendo piede una impostazione legislativo regolatoria basata sulle politiche di riduzione del danno", ha sottolineato Pier Luigi Antignani, medico angiologo e chirurgo vascolare, aggiungendo che "le patologie correlate sono molto sensibili al fumo delle sigarette tradizionali”. “Dovrebbe essere prioritario smettere. Ma c'è chi soffre di queste e di molte altre patologie fumo-correlate e fa fatica a rinunciare. È quindi importante sottolineare - ha concluso il professor Antignani - che la filosofia della riduzione del danno integra le politiche di prevenzione e controllo".