Sicurezza e menù su misura. In ospedale il pranzo è servito
Sicurezza e menù su misura. In ospedale il pranzo è servito

NATO NEL 1945 per offrire un piatto di lasagne fumanti a chi scendeva dal treno alla stazione di Bologna e divenuto oggi un colosso internazionale della ristorazione da 790 milioni di euro di fatturato, il Gruppo Camst sviluppa 83 milioni di ricavi annuali all’interno del comparto sanitario. Tra gli ospedali pubblici dove i servizi mensa sono proposti e gestiti attraverso l’aggiudicazione di gare di appalto e che rappresentano la quota più cospicua del bacino totale, le cliniche e case di cura private dove è presente da lungo tempo, i centri diurni per la terza età e i privati che usufruiscono della ristorazione a domicilio, infatti, sono 17,6 milioni i pasti che Camst imbandisce ogni giorno a chi è costretto a letto, distribuiti in oltre 181 strutture dell’Italia settentrionale e centrale. Un mondo, quello degli ospedali e delle case di cure, dove si rivela fondamentale, oltre all’accurato processo di selezione dei fornitori e alle tecniche di preparazione che spaziano dal sottovuoto all’atmosfera controllata, un approccio che sa da sempre coniugare lavorazioni classiche e innovazione tecnologica. Le pietanze cucinate in modo naturale, tenendo conto delle fragilità alimentari e allergeniche e sfruttando, in sede di trasporto, l’abbattimento termico post-cottura, risultano così perfette per le diverse necessità logistiche di ogni struttura e per comporre menu personalizzati e diversificati che vadano incontro ai bisogni di ogni singolo paziente. Tutto questo mentre una rinnovata attenzione alla sostenibilità ambientale ed energetica e al contenimento degli sprechi contribuisce, assieme alla costante tracciabilità dei prodotti, a fare dei pasti Camst bocconi sicuri per chiunque viva in precarie condizioni di salute.

L.P.