Saturimetro
Saturimetro

Milano, 18 novembre 2020 – Il saturimetro - altrimenti detti pulsossimetro - nel pieno della seconda ondata della pandemia di Coronavirus si sta rivelando una sentinella molto utile per i cittadini. Parliamo di strumenti portatili facili da utilizzare, capaci di rilevare attraverso gli infrarossi la quantità di ossigeno arterioso presente nel sangue circolante di una persona. Negli ultimi mesi questi dispositivi si sono dimostrati preziosi alleati nel monitoraggio – anche domiciliare e in autonomia – dei pazienti Covid. Con il saturimetro è infatti possibile intercettare una complicanza severa dell'infezione, segnalata da un calo di concentrazione di ossigeno nel torrente circolatorio, indicativo del fatto che un malato stia covando una polmonite interstiziale. In parallelo al moltiplicarsi dei contagi di Covid-19 si è diffusa anche la crescente raccomandazione da parte dei medici di tenere in casa un saturimetro. Per un paziente, infatti, avere la possibilità di controllare il livello di ossigeno nel sangue e segnalare rapidamente eventuali variazioni sospette, in seguito alle quali potrebbe rendersi necessario un ricovero, può rivelarsi di fondamentale importanza. 

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Il modello di saturimetro più adatto

Come scegliere quindi il saturimetro più adatto alle reali necessità? Orientarsi nel dedalo delle variegate tipologie di offerta di questi dispositivi non è cosa facile. Negli ultimi mesi, infatti, si è assistito ad un fiorire dei più disparati modelli, che spaziano dal basic e spartano a più sofisticati sistemi. Inutile aggiungere che ce n’è davvero per tutte le tasche. Vediamo le diverse soluzioni e i loro utilizzi più appropriati.

- Partiamo dalla scelta più economica: il classico saturimetro base che si “pinza” sul dito, capace di riportare i valori generici relativi a saturazione e pulsazioni. Il costo di questi dispositivi, di facile utilizzo, si aggira tra i 20 e i 30 euro. Possono rappresentare un buon compromesso per chi non si trova in condizioni tali da necessitare monitoraggi costanti (per esempio notturni), né un livello di precisione assoluta.

- Per coloro che cercano invece maggiore precisione di rilevazione può essere utile un saturimetro con indice di perfusione. È infatti molto importante posizionare correttamente il sensore: un pulsossimetro di qualità segnala con precisione i dati registrati ma la loro attendibilità dipende anche dal posizionamento del dito durante la misurazione, perciò è necessario un indice (ovvero quello di perfusione) che verifichi la “bontà” dei dati registrati. Per questo genere di modello la spesa oscilla tra i 40 e i 60 euro.

- Veniamo ora ai saturimetri professionali, usati per esempio in ambito ospedaliero – indubbiamente più sofisticati – che garantiscono un monitoraggio di grande precisione. In questo caso la spesa si aggira intorno al centinaio d’euro.

- Passando invece alla misurazione “da polso”, è impossibile non citare gli smartwatch. Alcuni di essi, infatti, annoverano questa funzione integrata. La fascia di prezzo, così come l’affidabilità della misurazione, è estremamente variabile. Si possono trovare in commercio modelli che costano 50 euro e altri che sfondano il tetto dei mille euro.

- Per le persone che si trovano in condizione di necessitare un monitoraggio costante, anche durante il sonno, probabilmente la soluzione più adeguata è rappresentata dai dispositivi costituiti da un braccialetto e un “ditale”; il tutto collegato via bluetooth allo smartphone, in cui viene salvato mediante apposita app l’andamento storico delle rilevazioni. Alcuni di questi monitor sono in grado di emettere autonomamente dei segnali di allarme qualora i parametri vitali della persona scendano sotto certi livelli. Ovviamente dipende dal livello di sofisticatezza del mezzo. Il costo? Si parte da 150 euro e si può andare oltre il raddoppio.







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I parametri

In condizioni normali, la saturazione dell’emoglobina arteriosa si avvicina al 100 per cento. In presenza di malattie respiratorie o situazioni critiche conseguenti a traumi, questo valore tende a calare. I valori ottimali dell'emoglobina satura di ossigeno si aggirano intorno al 97-98%. Quando i valori scendono al 90% si parla di ipossiemia (ridotta quantità di ossigeno nel sangue). E’ bene precisare che ci sono alcuni fattori soggettivi, come per esempio chi ha una patologia polmonare o è un forte fumatore, che possono determinare dei livelli di ossigeno più bassi di media. Un campanello d’allarme si deve accendere quando il valore varia di molto nell’ambito delle misurazioni giornaliere.