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Salute, per sette italiani su dieci conta più del lavoro

Intelligenza artificiale in medicina, giudizio positivo quasi unanime, ma il 32% teme la perdita della relazione umana

23/02/2024 - di Alessandro Malpelo

Rafforzare il sistema salute: è questa la priorità sulla quale investire, più importante anche del lavoro e del contenimento dei costi dell’energia. Pronto soccorso, assistenza ospedaliera e prevenzione sono le aree su cui mettere mano con urgenza. A poco meno di un anno dalla fine della pandemia uno dei lasciti dell’emergenza Covid è proprio una rinnovata sensibilità nei confronti del benessere e della salute intesa come bene comune.

 

Secondo uno studio condotto da Ipsos, la salute è diventata la priorità principale per il 69% degli italiani, superando persino, per importanza, le politiche del lavoro e del contenimento dei costi dell’energia. Questo cambiamento di prospettiva è stato evidenziato da una ricerca (“Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Sistema sanitario nazionale”) presentata in occasione della sesta edizione dell’ Inventing for Life Health Summit, tenutosi a Roma all’interno del Maxxi.

 

Alla luce dell’esperienza vissuta durante la pandemia, gli italiani hanno riconosciuto l’importanza di rafforzare la rete tra ospedale e territorio, comprendendo ambulatori, farmacie e studi medici. Secondo l’indagine, l’88% degli intervistati ritiene che sia necessario incrementare ulteriormente la copertura finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale. In ambito industriale, il settore farmaceutico viene percepito come uno stimolo alla ripresa dell’economia italiana da quasi il 70% dei partecipanti al sondaggio.

 

Welfare

Nel corso del dibattito, moderato da Giorgia Cardinaletti e dedicato all’importanza degli investimenti nel welfare, Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, ha sottolineato che la salute e la sanità dovrebbero rimanere le priorità principali per il governo, secondo le attese dell’opinione pubblica. A fare gli onori di casa al Maxxi è stata Nicoletta Luppi, presidente MSD Italia, promotrice dell’Inventing for Life Health Summit, che nella sua relazione ha evidenziato le ricadute positive determinate dalle dotazioni e dall’innovazione in ambito sanitario.

 

A fronte di un aumento delle risorse destinate alla sanità pubblica, e anche dopo la revisione dei tetti di spesa farmaceutica previsti dalla Legge di Bilancio, tornano alla ribalta alcuni problemi strutturali e ricorrenti del sistema sanitario italiano. È dunque necessario continuare a investire nella salute, rinnovare e riorganizzare razionalmente la rete, per produrre sicurezza e venire incontro alle mutate esigenze della popolazione in Italia.

 

“Auspichiamo l’adozione di una strategia italiana per le Life Sciences, in grado di posizionare la ricerca e la filiera industriale sugli standard internazionali più avanzati, rendendo il Paese ancor più attrattivo nei confronti degli investimenti esteri”. È questa una delle considerazioni espresse dalla numero uno di MSD Italia. “Pensiamo che sia necessaria la definizione di una nuova governance per il settore farmaceutico – ha sottolineato tra l’altro la dottoressa Luppi – un modello di finanziamento che possa premiare e incentivare l’innovazione (grazie anche all’inclusione dei farmaci con innovatività condizionata all’interno del capiente Fondo per i Farmaci Innovativi) e che riconosca nella spesa sanitaria un asset strategico per il Paese, rivedendo, di conseguenza, i criteri di contabilizzazione almeno di una sua quota, quella destinata all’immunizzazione, come spesa in conto capitale anziché come spesa corrente”.

 

Rapporto medico-paziente

Tornando all’indagine sul sistema sanitario e le nuove tecnologie, si è visto che sette italiani su dieci esprimono un giudizio positivo sull’impiego dell’intelligenza artificiale in medicina. Secondo i partecipanti al sondaggio, l’introduzione della tecnologia digitale può portare a una riduzione del carico di lavoro per il personale sanitario, all’identificazione precoce dei fattori di rischio, alla migliore diagnosi e alla personalizzazione dei trattamenti.

 

Una discreta preoccupazione sull’impiego dei big data viene manifestata da parte del 32% degli intervistati. Questi temono che la pervasività dell’intelligenza artificiale possa comportare la perdita della relazione umana nel rapporto medico-paziente. In particolare, preoccupa la difficoltà per alcune persone di accedere agli strumenti digitali necessari per usufruire di tali tecnologie.

 

La figura del medico di famiglia si conferma uno dei cardini dell’assistenza: oltre a prescrivere cure adeguate i camici bianchi sono considerati affidabili, punto di riferimento fondamentale per contrastare e smontare i falsi miti, le speculazioni e la tendenza ad alimentare la diffusione di informazioni false o fuorvianti, paure irrazionali spesso veicolate attraverso i social.

 

La ricerca evidenzia in conclusione una duplice prospettiva sui vantaggi dell’intelligenza artificiale (AI) in medicina: da un lato il riconoscimento delle opportunità che essa può offrire, e dall’altro la necessità di garantire un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e il mantenimento di una relazione umana e autentica tra medico e paziente.

 

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