Da pochi giorni le persone sono potute uscire per ogni lavoro, risistemarsi dal parrucchiere o per un caffè, il che sa di riequilibrio sociale. Ritrovare le abitudini ha il sapore di qualcosa di nuovo, di un piacere da ridefinire. Quasi un valore, che dovrebbe essere un motivo per avere la forza di ricominciare. In un clima surreale, dove la mascherina cela sentimenti contrastanti e dove non sempre si prova empatia, ognuno di noi, ha dovuto superare un danno; la mente ha lavorato di più, provocando stati emozionali contrastanti. Chi si sente abbattuto per la situazione e non riesce a gestire la rabbia, perché ricominciare richiede forza, resilienza, determinazione e controllo e chi sa che ancora nulla è normale, ma lo accetta. Il lavoro psicologico di fronte alle avversioni della vita è un compito non facile che determina la maturità delle persone, non tutte sagge o consapevoli che la vita non sarà più la stessa e che questo non dipende dall’età, ma dall’ambiente, dai lavoro e dagli affetti. Dall’epigenetica, quindi, cioè da come il nostro stile di vita influenza i nostri geni.

Arginare lo stato di profonda demotivazione e di apatia, è un processo che necessita di elaborazione. Questa libertà vigilata può farci sentire ’vincolati nelle nostre emozioni, non facendoci vivere appieno la vita. Per questo alcuni psicologi, dell’associazione EMDR con approccio psicoterapico strutturato, facilitano il trattamento di problemi legati ad eventi traumatici, sostenendo l’interazione tra persone e terapeuti, rilevando un numero maggiore nel trattamento di psicopatologie, quali l’ansia, le fobie, i sintomi somatici e le dipendenze. È interessante rilevare quanto sia determinante avere tempo per noi stessi. Coltivando quel che si chiama “ozio creativo”. Ossia la disponibilità di pensare ad un tempo utile che ci faccia stare meglio, perché questo favorisce i pensieri laterali e ci aiuta a pensare in modo propositivo. È quanto sostiene anche Teresa Belton, scienziata inglese esperta in problemi dell’apprendimento e della noia, definendola "la culla della fantasia", nel suo libro “In pausa”. L’ossessione del fare ha fatto anche danni alle menti, perché il cervello deve godere di pause di riposo, anche se la nostra psiche è sviluppata per reggere attività intense. Il cervello per poter funzionare meglio, ha bisogno anche di inattività, perché uno stato cronico d’impegno attivo lo può danneggiare, compromettendo la salute.

Nel linguaggio zen questi periodi si chiamano “maggesi”, periodi di inattività che servono per riprendere il contatto con la nostra natura. Dopo il lockdown l’aria è più pulita e la natura ha ripreso, ad avere uno spazio. Così anche la mente deve ritrovare la creatività attiva, grazie anche all’aiuto di una più profonda meditazione, di diete depurative, di integratori che aiutano il nostro cervello. Sopratutto chi deve studiare o avviare un nuovo progetto di lavoro o diversificarlo trova supporto nell’utilizzo di vitamine come la B1-2-3-6 e la C, che contribuiscono al funzionamento del sistema nervoso, poi di amminoacidi (L-Fenilalanina, L-Tirosina, L-Glutammina) e Colina. È importante l’euterococco, pianta tonico-adattogena che favorisce la memoria e le funzioni cognitive, come suggerisce la psicologa clinica dott.ssa Giada Caudullo, vicepresidente e direttore didattico-scientifico del Centro Studi Bendessere di Solgar Italia. Gli omega-3, spiega la dottoressa, e in particolare il DHA, contribuisce al mantenimento della funzione cerebrale e della capacità visiva, aspetto da non sottovalutare specie se si trascorrono tante ore davanti al computer. La scelta dell’integratore adatto può sostenere il normale tono dell’umore, favorire le funzioni cognitive e rendere più produttiva la nostra giornata.