di Maurizio Maria Fossati

“Sono scivolata e mi sono fratturata il femore”. Quante volte lo abbiamo sentito dire? Certamente molte. Ma non è detto che la frattura sia sempre la conseguenza di una caduta violenta. "È colpa dell’osteoporosi – afferma Stefano Lello (nella foto piccola a destra), Dipartimento Tutela Salute Donna e Bambino, Fondazione Policlinico Gemelli-IRCCS, Roma e segretario della Società Italiana di Ginecologia della Terza Età (SIGiTE) –. Sì, proprio colpa dell’osteoporosi: una riduzione della resistenza dell’osso".

"I fattori di ‘rischio osteoporosi’ – spiega – sono diversi. Tra loro troviamo l’età, il sesso femminile, la menopausa, l’abitudine a fumo e alcol, alcune terapie come per esempio il cortisone, i malassorbimenti intestinali, il basso peso corporeo, l’amenorrea prolungata, cioè l’assenza di ciclo mestruale per periodi superiori a tre mesi, la familiarità. Ma oggi, la disponibilità di diversi trattamenti consente di personalizzare l’intervento di prevenzione o terapia con grande efficacia".

Dottor Lello, quali sono le fratture da osteoporosi più frequenti?

"Quelle delle vertebre, del femore e del polso. Di fatto, fino a che non si verifica una frattura, l’osteoporosi è una malattia silente, per cui può essere facilmente sotto-diagnosticata e quindi sotto-trattata".

Come si diagnostica l’osteoporosi?

"Con un esame semplice da effettuare, detto ‘mineralometria ossea computerizzata’ o, più comunemente MOC, che misura la densità dell’osso. Solitamente, tale esame analizza i due siti scheletrici più rappresentativi: la colonna lombare e il femore. Negli ultimi anni, alla densitometria classica, si è affiancato un altro dato che si può ottenere durante l’esecuzione della MOC, detto ‘punteggio trabecolare’ (Trabecular Bone Score, TBS), che è un parametro che fornisce informazioni sulla struttura interna a livello delle vertebre e aiuta a valutare in maniera più completa la resistenza dello scheletro".

Prevenzione innanzitutto, ma come?

"Soprattutto le donne, colpite da osteoporosi in rapporto di 4 a 1 rispetto ai maschi, devono fare prevenzione arricchendo la massa ossea fin dall’adolescenza, periodo di formazione della struttura scheletrica. Un ruolo primario nell’ambito della supplementazione è rivestito dalla vitamina D, fondamentale nel regolare l’equilibrio fosfo-calcico. La vitamina D promuove l’assorbimento di calcio e fosforo a livello intestinale. Il calcio, fondamentale per combattere le fratture, viene assunto con la dieta (latticini, pesce, verdure, frutta secca, acqua ecc.). Qualora insufficiente, si possono usare supplementi a base di calcio".

E poi, comunque, ci sono i trattamenti farmacologici preventivi o terapeutici?

"Certo. La pillola estroprogestinica in pre-menopausa, quando c’è un’iniziale perdita scheletrica, sembra proteggere la massa ossea. E la terapia ormonale sostitutiva in menopausa, se iniziata come da linea guida entro i 60 anni di età o nei primi 10 anni dopo l’inizio della menopausa, è in grado di prevenire l’osteoporosi e le fratture correlate. Altra classe di farmaci sono i modulatori selettivi del recettore estrogenico (SERMs), che agiscono come un estrogeno sull’osso e come un antiestrogeno su altri tipi di organi come la mammella. I SERMs possono ridurre il rischio di sviluppare osteoporosi e fratture".

I bisfosfonati continuano a fare la parte del leone?

"Sì. Il trattamento più diffuso è rappresentato proprio dai bisfosfonati, farmaci di efficacia e sicurezza ormai assodata, in grado di bloccare la perdita ossea e ridurre il rischio di frattura. I bisfosfonati possono essere assunti con somministrazione quotidiana, settimanale, mensile o annuale. E oggi sono disponibili anche nuove formulazioni volte ad aumentare l’aderenza del paziente alla terapia, aspetto essenziale per assicurare l’efficacia del trattamento e quanto mai rilevante in un momento come quello che stiamo vivendo in cui il rapporto medico-paziente può essere difficoltoso a causa del ridotto accesso agli ambulatori".

Ci sono altri rimedi?

"Altro farmaco di grande impatto positivo è il denosumab, somministrato per via sottocutanea ogni sei mesi, che assicura una riduzione significativa del rischio di frattura. Un prodotto, inoltre, che stimola la formazione di nuovo osso è il teriparatide, da somministrare una volta al giorno per via sottocutanea. In ogni caso, per potenziarne l’efficacia contro le fratture, si raccomanda di associare ai diversi farmaci per il trattamento dell’osteoporosi un adeguato apporto di calcio e vitamina D".