Le fratture da fragilità ossea in Italia rappresentano una patologia in crescita costante, nell’ordine dei 600mila casi l’anno, che richiedono ospedalizzazione. Dopo un inconveniente di natura traumatica si impone sempre provvedimento finalizzato a prevenire ulteriori ricadute. Maria Luisa Brandi, ordinario di endocrinologia all’Università di Firenze, direttore dell’Unità operativa di malattie del metabolismo minerale e osseo a Careggi, è la più autorevole voce in ambito clinico ad aver sostenuto a spada tratta l’esigenza di fare prevenzione: "Nei primi due anni successivi a una frattura – avverte la professoressa Brandi – si calcola che il rischio di riportare una ulteriore, seconda frattura, aumenta di cinque volte, quindi parliamo di una prospettiva deleteria, incombente e imminente, assolutamente da scongiurare". Le fratture da fragilità sono particolarmente insidiose nelle donne in post-menopausa, condizione talvolta aggravata da osteoporosi severa. Ma nessuno può dirsi escluso, esente dal problema, persino gli uomini con un glorioso passato sportivo possono scoprirsi vulnerabili, da questo punto di vista, guadagnando in età".

International Osteoporosis Foundation ha lanciato una campagna globale, Capture the fracture, finalizzata a dare consapevolezza della posta in gioco e delle cautele da adottare.

Come ovviare alle conseguenze fisiche legate alle diverse stagioni dell’uomo e della donna? Nella prevenzione è raccomandata l’introduzione di calcio attraverso l’alimentazione (si può utilizzare il Calcolatore di Calcio online su www.fondazionefirmo.it), e l’attività fisica regolare. Oltre ai sani stili di vita, e ai farmaci già impiegati nella pratica quotidiana in ambulatorio, una valida prospettiva viene da una molecola che agisce riducendo i meccanismi di riassorbimento dell’osso, e che di pari passo stimola la produzione di nuovo tessuto osseo. Di recente la Commissione Europea ha dato l’autorizzazione all’immissione in commercio di romosozumab come trattamento dell’osteoporosi severa nelle donne in post-menopausa ad alto rischio di frattura.

Si tratta della prima approvazione nella UE di un farmaco per il trattamento dell’osteoporosi da dieci anni a questa parte. Questa terapia è stata sviluppata da UCB in collaborazione con Amgen: incrementa la formazione di tessuto di sostegno sano e riduce simultaneamente l’azione di decadimento, che porta a perdita di massa ossea, con un duplice effetto innovativo. "Mi sembra opportuno parlare delle novità della farmacologia moderna nel campo dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità – ha dichiarato la professoressa Brandi – in particolare romosozumab, come si evince dagli studi registrativi, si è dimostrato efficace nel prevenire ricadute traumatiche, cioè un rischio di nuove fratture dopo la prima".

Alessandro Malpelo