di Antonio Alfano

Riflettori accesi sull’Aids e l’HIV. La nuova frontiera è la realizzazione di un nuovo vaccino e terapie più facilmente assimilabili. Il primo dicembre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) celebra la giornata mondiale di lotta contro l’Aids. Quest’anno si svolgerà mentre è in atto la pandemia di Covid-19 e la ricerca è impegnata nella lotta al temibile virus. "È importante basare la nostra risposta alla pandemia da Covid-19 – sostiene un gruppo di ricercatori con una lunga esperienza nel campo dell’Hiv e dell’Ebola in un articolo scritto per il New England Journal of Medicine – sulle lezioni apprese nelle pandemie di Hiv e nei più recenti casi di Ebola".

Secondo dati dell’UNAIDS, programma della Nazioni Unite sull’epidemia di Hiv e AIDS, nel mondo a fronte di 37,9 milioni di persone che vivono con il virus, nel 2018 ci sono state 1,7 milioni di nuove diagnosi. In Italia – secondo l’Istituto superiore di sanità – nel 2018, sono state riportate 2847 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a 4,7 nuovi casi per 100.000 residenti. La maggior parte di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,2% di tutte le segnalazioni.

Hiv e Aids, come invece spesso si pensa, non sono la stessa cosa. "L’Hiv (Human immunodeficiency virus) – come chiarisce il Ministero della Salute – è un virus che attacca e distrugge, in particolare, un tipo di globuli bianchi, i linfociti CD4, responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. Il sistema immunitario viene indebolito fino ad annullare la risposta contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori". L’Aids (Acquired immune deficiency sindrome) identifica uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv. È una sindrome che può manifestarsi nelle persone con Hiv, anche dopo diversi anni dall’infezione, quando le cellule CD4 del sistema immunitario calano drasticamente e l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni più banali (infezionimalattie opportunistiche). La trasmissione dell’Hiv è possibile per via ematica, come nel caso delle droghe iniettive, materno-fetale e sessuale.

La lotta all’Aids e all’Hiv viene portata avanti su due importanti fronti, quello farmacologico e della prevenzione. Per combattere il virus Hiv vengono utilizzate combinazioni di farmaci antiretrovirali. "Molti pazienti che vivono con l’infezione da HIV sono sottoposti a terapie complesse che comportano più pillole – afferma Edward R. Cachay, professore di Medicina all’University of California, San Diego – invece con la disponibilità di nuovi farmaci HIV concomitanti, potrebbero beneficiare della semplificazione del loro regime di cura". La semplificazione e l’accorpamento delle terapie anti HIV sono un obiettivo condiviso dai clinici.

La prevenzione, in attesa dall’arrivo di un nuovo vaccino, è da sempre alla base della lotta all’AIDS e HIV. "Poche semplici precauzioni possono ridurre, o addirittura annullare, il rischio di infezione da HIV", confermano gli esperti dell’ISS. Per evitare la trasmissione dell’infezione per via ematica, è essenziale non utilizzare in comune siringhe, aghi e altro materiale, così come praticare iniezioni, agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing, solo se gli aghi utilizzati sono monouso. Nei Paesi europei le trasfusioni di sangue e derivati, i trapianti di organo e l’inseminazione artificiale sono sottoposti a screening e ad accurati controlli per escludere la presenza dell’Hiv. L’uso corretto del preservativo protegge dal rischio di infezione durante ogni tipo di rapporto sessuale ed è l’unica reale barriera per difendersi dall’Hiv. Gli esperti dell’ISS ricordano anche che la pillola, la spirale e il diaframma sono metodi utili a prevenire gravidanze indesiderate, ma non hanno nessuna efficacia contro il virus dell’Hiv.