L’eccessivo sovrappeso, l’obesità, è il contenitore di patologie fisiche e psicologiche che ne costituiscono le cause e gli effetti. "Più che una vera malattia, l’obesità è una piaga sociale, che provoca disagio e frustrazione, oltre che problemi di salute a 360°" scrive il cardiologo Massimo Gualerzi in Super Salute (Sperling & Kupfer). Il peso eccessivo infatti può causare diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e renali, ma anche apnee notturne, problemi respiratori e osteoartriti. L’origine dell’obesità in pochi casi risiede nella genetica oppure è legata a disfunzioni metaboliche e ormonali, ma è soprattutto collegata agli eccessi alimentari, a loro volta correlati a fattori psicologici e socio-culturali. Il rapporto con il cibo – spesso nemmeno apprezzato, ma ingerito per colmare un vuoto più interiore che fisico – è conflittuale. Dal punto di vista simbolico se ‘grasso è bello’ – pensiamo alle veneri preistoriche, alle creazioni di Botero (l’artista dell’eccesso), all’uomo di ‘panza’ – perché la rotondità delle forme significa vita e abbondanza ed è rassicurante (molti uomini ne sono attratti), l’ideale estetico moderno si è stabilizzato sulla snellezza. Il grasso diventa così una corazza che, non solo protegge dalle aggressioni esterne, ma impedisce l’‘impegnativa’ relazione con gli altri: una barriera tra sè e il mondo dove l’essere esteticamente accettati (cioè magri) implica una conseguente responsabilità dell’agire e del sentire. La corazza tiene gli altri a distanza e protegge la fragilità e, con la fragilità psichica, aumenta il bisogno di nutrirsi continuamente.

Poiché tra cibo e sesso vi è un legame molto forte (entrambi rappresentano le funzioni primarie per la sopravvivenza della specie), la sessualità in tutte le sue sfaccettature è un capitolo importante dell’obesità. Si tratta di una sessualità difficile perché piacersi è la condizione essenziale per avere rapporti intimi soddisfacenti, e l’obeso non si piace, presenta una grave alterazione dell’immagine corporea con un conseguente stato d’ansia. Ma vi sono anche delle difficoltà oggettive che rendono problematico compiere l’atto sessuale. Nell’uomo i genitali sono compressi dall’adipe addominale, i movimenti di entrambi sono disagevoli, così come il denudarsi, e la spontaneità è decisamente compromessa. Mentre nell’anoressia vi è un’inibizione del desiderio e si parlerà di anoressia sessuale, nella patologia bulimica e nell’obesità non è specifica la mancanza di desiderio, ma sono spesso presenti disfunzioni come anorgasmia e vaginismo nelle donne, deficit erettivo negli uomini. Di conseguenza, per attenuare la frustrazione e soddisfare il bisogno di provare piacere, si mangia ancora di più. Il cibo può servire a compensare non solo i disagi sessuali ma soprattutto i disagi affettivi: "Le persone affette da questi disturbi, infatti, hanno anche paura che i propri bisogni possano essere soddisfatti da qualcuno e che possa quindi crearsi un legame di dipendenza", scrive la psicologa Renate Gockel in ‘Donne che mangiano troppo’: analisi della dipendenza da cibo. Analogamente, in ‘Donne che amano troppo’ di Robin Norwood viene analizzata la dipendenza dalle relazioni d’amore: "Un’eventuale perdita di questo ‘qualcuno’ sarebbe per loro ben più duro da sopportare che lo stato di privazione preesistente". Così ci si rifugia in un’altra dipendenza, nello scudo del grasso – che rende difficile l’azione fisica e mentale – evitando confronti, delusioni, emozioni e speranze. Fuggendo dalla vita reale.