Foto: Jakub Rupa / iStock
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Quella cominciata nel febbraio del 2020 è la prima epidemia - poi ufficialmente definita pandemia per la sua portata globale - dovuta a un tipo di Coronavirus? Sembra di no, secondo uno studio statunitense pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Current Biology. I biologi hanno infatti raccolto degli indizi che hanno portato a un’ipotesi suggestiva e inaspettata: circa 20.000 anni fa, un’epidemia da Coronavirus ha scosso diversi paesi dell’Asia orientale, lasciando tracce nel DNA dei cittadini che ora vivono in Cina, Giappone, Mongolia, Taiwan, Corea del Sud e Corea del Nord.

La prima epidemia da Coronavirus è stata 20.000 anni fa

Gli esperti non si sarebbero mai aspettati che un tipo di Coronavirus (ovviamente non il SARS-CoV-2, che è il responsabile della pandemia odierna) potesse risalire addirittura a 20.000 anni fa. Come hanno fatto a scoprirlo?
Gli autori dello studio hanno analizzato i dati presenti all’interno del più importante database pubblico della variabilità genetica umana. Per capire se un’epidemia causata da un “vecchio” Coronavirus (che si è quindi verificata nell’antichità) potesse essere in grado di lasciare delle tracce di DNA nelle popolazioni umane odierne, hanno condotto delle analisi computazionali all'avanguardia sui genomi di oltre 2.500 persone appartenenti a 26 popolazioni sparse per il mondo.

L’Asia orientale è la patria ancestrale dei Coronavirus?

I ricercatori sono partiti da un presupposto: i virus sono “creature” semplici che hanno il solo e unico obiettivo di realizzare più copie di loro stessi, passando da organismo a organismo. Al termine dello studio, le cosiddette “proteine interagenti virali” (VIP) riferite ai Coronavirus sono state rilevate solo all’interno di cinque popolazioni, tutte provenienti dall'Asia orientale, considerata la patria ancestrale dei Coronavirus. Ciò significa che gli antenati dei moderni cinesi, giapponesi, coreani, mongoli e taiwanesi hanno avuto a che fare con un’epidemia dovuta a un Coronavirus circa 20.000/25.000 anni fa. Dallo studio è inoltre emerso che le VIP erano presenti soprattutto nel polmone, che non a caso è l’organo più a rischio in caso di Covid-19 (la malattia causata dal nuovo Coronavirus).
Questa scoperta è considerata molto rilevante: individuare le tracce di un Coronavirus nelle popolazioni di 20.000 anni fa, spiegano gli esperti, potrebbe aiutarci a capire come evolvono queste entità biologiche (i virus) e a individuare nuovi strumenti per combattere future pandemie.