Lo screening gioca d’anticipo
Lo screening gioca d’anticipo

ARRIVARE PRESTO. È questa la regola per poter affrontare al meglio un tumore. Quanto prima si individua una lesione, tanto maggiori sono le probabilità che questa sia ancora confinata all’organo di partenza e quindi che il trattamento risulti vincente. Per questo è importante sotto porsi agli screening, quando sono disponibili, che vengono proposti dalla sanità pubblica in base alle caratteristiche della persona, prima tra tutte, l’età, visto che le patologie neoplastiche tendono a concentrarsi più frequentemente in determinate fasce.

Il più noto è sicuramente lo screening mammografico che deve entrare in un percorso che vede la donna “conoscere” il suo corpo ed esercitare regolarmente l’autopalpazione del seno, fin dalla giovane età. La mammografia, questo il nome del test, può consentire di identificare una lesione anche molto tempo prima che compaiano sintomi clinici. Si tratta di una radiografia con raggi X a bassissime dosi (e per questo motivo può essere ripetuta senza particolari problemi o rischi) che permette di visualizzare le strutture interne dell’organo. Non si tratta di un test perfetto, capace di raggiungere il cento per cento di attendibilità. Ma secondo gli ultimi studi la mammografia può identificare un’elevatissima percentuale di tumori mammari asintomatici, e la sua efficacia sale ulteriormente nelle donne dopo la menopausa. Alla mammografia, qualora il medico lo consigli, si può associare l’ecografia, che si basa sull’azione degli ultrasuoni per evidenziare noduli all’interno dell’organo. L’esame viene spesso eseguito dopo la mammografia, ma non in alternativa. Infatti c’è il rischio che il test risulti negativo nella diagnosi precoce perché è dimostrato che su cento tumori di diametro inferiore a un centimetro la mammografia ne scopre oltre il 90 per cento mentre l’ecografia meno del 20 per cento.

TRE TIPI DI ESAMI Mammografia per il seno, test sul Papilloma Virus per l’utero, e controlli per il colon-retto

Sempre alla popolazione femminile è destinato l’altro grande progetto di screening, quello che per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Negli ultimi anni, peraltro, su questo fronte la situazione è cambiata grazie alla disponibilità del test per l’HPV (Virus del papilloma umano), che sta sostituendo soprattutto nelle donne che più sono avanti con gli anni l’arcinoto esame del Pap-Test. In genere negli studi che hanno portato a prediligere questo esame si effettua anche il prelievo citologico (cioè la classica “spazzolata” della mucosa necessaria per fare il Pap test), ma la lettura del vetrino si effettua solamente se il test per la presenza del virus risulta positivo. Così facendo si evita alle donne di dover tornare  per un successivo prelievo se l’HPV-test risultasse positivo, evenienza che capita mediamente nel 10 per cento dei casi circa.

In ultimo, ma non certo per utilità in termini di diagnosi precoce, visto che consente di arrivare presto a riconoscere una lesione che si è manifestata all’interno dell’ultima parte dell’intestino, va ricordato lo screening del tumore del colon-retto. in questo caso l’esame viene effettuato direttamente a domicilio dal soggetto, attraverso la raccolta di un piccolo campione di feci che vengono poi analizzate per la ricerca del sangue occulto.

Si tratta di un controllo del tutto indolore, che in caso di positività, non è ovviamente dirimente, come è nella logica degli screening, ma consente solamente di individuare chi deve essere sottoposto ad ulteriori valutazioni. Insomma: se il controllo dà esito positivo, non significa per forza che è presente un tumore ma conviene comunque, in accordo con il medico, eseguire un esame endoscopico dell’ultima parte dell’intestino per scoprire da dove il sangue arriva.