Prevenire l’infarto studiando geni e arterie

I processi infiammatori locali possono avere un ruolo scatenante nella creazione di placche coronariche ostruttive

19/09/2021 - di Alessandro Malpelo

Prevenire l’infarto? Una missione bella e possibile. «Grazie alle strategie di imaging intracoronarico ad alta risoluzione – commenta Francesco Prati, presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infarto – è possibile pianificare strategie sempre mirate per la cura delle patologie cardiovascolari. Studi retrospettivi hanno documentato che la maggioranza delle placche responsabili di eventi coronarici acuti sono di grado lieve alla valutazione angiografica. Vale a dire che la coronarografia fatica da sola a svelare le stenosi a rischio di instabilità. Studi recenti hanno dimostrato che l’occlusione trombotica dopo la rottura di un ateroma ricco di lipidi con un nucleo necrotico coperto da un sottile strato fibroso sia la più comune causa di esito infausto per motivazioni cardiache».

 

La scommessa consiste nell’individuare precocemente le caratteristiche placche coronariche ad alto rischio, è stato messo a fuoco il ruolo scatenante dei processi infiammatori locali, valutando la presenza di macrofagi e lo spessore del cappuccio fibroso dell’occlusione, come caratteristica aggiuntiva ad alto rischio, oltre alla presenza ed all’estensione dei componenti lipidici. Lo studio randomizzato Interclima, messo a punto dal gruppo del professor Prati chiarirà se identificare le placche a rischio e trattarle con impianto di stent significhi allontanare il rischio di infarto.

 

Recenti studi scientifici hanno indagato gli enigmi della cardiopatia ischemica. Sembreranno conclusioni bizzarre o inconsuete, ma si è visto che chi dorme poco e male, chi non si lava i denti, e chi salta troppo spesso la colazione del mattino, tutti questi hanno un rischio aumentato di infarto. Studi epidemiologici e dati sperimentali indicano una forte associazione della deprivazione di sonno con lo sviluppo di fattori di rischio cardiometabolici, aterosclerosi e coronaropatia. Nello specifico, la deprivazione di sonno è stata associata a disfunzione endoteliale, ipercoagulabilità, diabete da insulino-resistenza e stato infiammatorio sistemico.

 

La cosiddetta iperattivazione adrenergica è la principale responsabile dello sviluppo di ipertensione arteriosa attraverso fenomeni di vasocostrizione, tachicardia e ritenzione di sale. Lo squilibrio a carico del sistema nervoso autonomo inoltre, attraverso il coinvolgimento del pancreas e per via dell’aumento della concentrazione di cortisolo nel sangue, sono state associate allo sviluppo di insulino-resistenza, iperglicemia e diabete conclamato. In aggiunta a tutto questo, la deprivazione di sonno facilita lo sviluppo di obesità attraverso un alterato rilascio di grelina e di leptina, principali responsabili dell’aumentato senso di fame. Quindi la prevenzione dell’infarto si gioca anche su fronti apparentemente insospettabili, per tutti la conclusione è che prendersi cura del cuore significa anche agire su stili di vita sani, curando l’igiene, il riposo e l’alimentazione.