L’importanza delle compressioni durante un attacco cardiaco
L’importanza delle compressioni durante un attacco cardiaco

Roma, 24 agosto 2020 - In caso di arresto cardiaco, meglio eseguire subito compressioni toraciche profonde nei confronti di chi sta subendo l'attacco. Se da un lato possono danneggiare le costole, dall’altro riducono il rischio di danni cerebrali permanenti; in questo caso si tratta di optare per il male minore. Lo spiega uno studio condotto all'Hospital Universitario La Paz, di Madrid, presentato oggi al Congresso ESC 2020.1. E che suggerisce come le compressioni toraciche profonde (RCP) migliorano il flusso sanguigno in direzione del cervello, aumentando le funzioni cerebrale e aumentandone le possibilità di sopravvivenza. Questo studio potrebbe contribuire a rinnovare le linee guida per gli interventi di pronto soccorso, per dare ai professionisti sanitari strumenti più aggiornati e sicuri per affrontare questo tipo di emergenze. Ma sono utili anche per le persone comuni che si trovano a dover fronteggiare un attacco cardiaco di chi sta loro vicino.

Pronto soccorso: la compressione toracica profonda

Si discute da tempo dell’efficacia di compressioni più profonde, che comportano il rischio di lesioni toraciche. Lo studio spagnolo ha esaminato l'impatto di questa pratica nella rianimazione prolungata, monitorando lo stato neurologico dei sopravvissuti all'arresto cardiaco e valutando il tasso di lesioni correlate alle compressioni profonde. Sono stati presi in considerazione dati sul periodo 2006-2020 su 510 pazienti sopravvissuti all'arresto cardiaco e ricoverati in ospedale mentre erano incoscienti. L'età media era di 63 anni e l'81% erano uomini. Negli anni si è registrato un aumento di interventi di compressione toracica profonda e di conseguenza una percentuale più elevata di lesioni toraciche (fratture costali o sternali), ma anche le prestazioni cerebrali dei pazienti sopravvissuti. In sostanza, i pazienti con lesioni correlate alla RCP avevano maggiori probabilità di avere prestazioni cerebrali migliori. Quasi due terzi (65,1%) dei pazienti con lesioni avevano una funzione cerebrale elevata rispetto al 43,2% di quelli senza lesioni. Spiega il dottor Marco Clement, leader dello studio:"Il pubblico veniva sempre più soccorso con la RCP. Le lesioni da RCP aumentavano, ma questi pazienti avevano meno probabilità di avere danni cerebrali". E aggiunge che in periodo si Covid-19, la pratica delle compressioni toraciche profonde può sostituire quella del massaggio cardiaco con respirazione bocca a bocca, molto più rischioso per le alte possibilità di contagio.