Che cos’è la malattia retinica ereditaria associata alla mutazione del gene RPE65 e perché una condizione numericamente assai poco ricorrente assume tanta importanza? Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di rari disturbi della vista causati da oltre 250 diversi geni, che spesso colpiscono in modo sproporzionato bambini e giovani adulti. Le mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 sono rare. All’inizio si puà avere cecità notturna (nictalopia) vale a dire perdita di sensibilità alla luce al crepuscolo, nella penombra, perdita di visione periferica, perdita di nitidezza o chiarezza visiva, compromissione dell’adattamento al buio e ripetuti movimenti incontrollati dell’occhio (nistagmo). I pazienti con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 potrebbero ricevere per esempio una diagnosi di amaurosi congenita di Leber o di retinite pigmentosa. Per confermare che la perdita della vista è causata da mutazioni nel gene RPE65 è necessario un test genetico, il test di mobilità multi-luminanza (MLMT). Questo esame è stato concepito per misurare le variazioni della visione valutate in base alla capacità di un paziente di superare un percorso in modo accurato e a una velocità ragionevole a sette differenti livelli di illuminazione, che vanno da 400 lux (corrispondenti a un ufficio normalmente illuminato) a un lux (corrispondente a una notte d’estate senza luna). La terapia genica, sta scrivendo una nuova pagina della medicina, è cruciale ora investire in diagnostica. "Con voretigene neparvovec apriamo la strada a futuri trattamenti promettenti – ha dichiarato Gaia Panina, Chief Scientific Officer Novartis Farma – questa terapia avanzata è frutto di un percorso visionario che vede pubblico e privato camminare assieme".

Parlando di malattia ereditaria dell’occhio, esiste una condizione che compromette la vista già dall’infanzia, la amaurosi congenita di Leber. Sono sempre mancate cure per arrestare questo inconveniente, che porta alla cecità entro pochi anni.

Nel 2008 i ricercatori del Tigem hanno collaborato con colleghi americani alla prima sperimentazione clinica della terapia genica su una delle forme della malattia, con risultati promettenti in termini di sicurezza e recupero delle capacità visive: all’inizio del 2018 la terapia è stata resa disponibile sul mercato da un’azienda americana, la Spark Therapeutics, con il nome di Luxturna. Forti di quell’esperienza, si sta oggi lavorando per applicare la strategia ad altre condizioni ereditarie, per le quali si contano una dozzina di geni responsabili. Tra le sfide principali da risolvere c’è lo sviluppo di sistemi di trasferimento adatti anche a geni di grandi dimensioni.