Perché quando siamo stressati ci tocchiamo il volto e ci mangiamo le unghie?

Ci sarebbe una spiegazione evolutiva: mostrare segni di stress e di debolezza suscita un atteggiamento più positivo nelle altre persone

27/05/2022

Quando siamo stressati o ansiosi ci grattiamo, ci mangiamo le unghie, ci tocchiamo il volto o i capelli, siamo irrequieti… Il che è un bel paradosso: perché mai gli esseri umani, e lo stesso vale per diversi primati, fanno cose che possono rivelare agli altri che si trovano in un momento di debolezza? Mostrarsi vulnerabili non sembrerebbe una strategia particolarmente astuta, ma secondo gli scienziati della University of Portsmouth e della Nottingham Trent University una spiegazione evolutiva c’è: i segnali di stress potrebbero renderci più “simpatici” e spingere gli altri ad avere un atteggiamento più positivo nei nostri confronti.

 

Siamo bravi a capire se qualcuno è stressato

 

Per il loro studio, i ricercatori hanno arruolato dei volontari che hanno partecipato a un test appositamente studiato per suscitare reazioni di stress. Con poco tempo a disposizione per prepararsi, dovevano esporre una presentazione e sottoporsi a una finta intervista di lavoro di fronte a un gruppo di esaminatori con atteggiamento impassibile. I video ripresi sono stati mostrati a un gruppo di osservatori, che hanno identificato come più stressati proprio quei partecipanti che avevano riportato un maggiore livello di stress alla fine dell’esperimento. Più certi gesti, come appunto grattarsi o mangiarsi le unghie, erano evidenti, più i soggetti erano percepiti come stressati. Le persone si sono quindi dimostrate capaci di riconoscere con precisione quando qualcuno è sotto stress guardando come si comporta.

 

Più reazioni sociali positive che negative

 

Ma c’è anche altro: più una persona veniva percepita come stressata, più veniva giudicata simpatica-piacevole. Aumentava l’empatia nei suoi confronti, insomma. E qui sta l’indizio chiave che ha consentito ai ricercatori di dedurre una possibile spiegazione del paradosso: “Se esibire questi gesti porta a reazioni sociali positive da parte di persone disponibili a fornirci aiuto, piuttosto che a reazioni sociali negative da parte di coloro intenzionate a competere, allora è probabile che questi comportamenti siano stati selezionati nel processo evolutivo“, spiega l’autore principale Jamie Whitehouse; “Siamo una specie altamente cooperativa rispetto a molti altri animali, e ciò potrebbe essere il motivo per cui i comportamenti che comunicano una condizione di debolezza sono stati in grado di evolvere”.

 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behavior.