Parkinson: i brutti sogni negli anziani sono un sintomo precoce?

Secondo un recente studio gli uomini in età avanzata che sperimentano frequenti incubi notturni avrebbero il doppio della probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson

13/06/2022

I segnali precoci che anticipano l’insorgenza della malattia di Parkinson potrebbero nascondersi nel sonno, specie per la popolazione maschile. A suggerirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista EClinicalMedicine, secondo cui gli uomini in età avanzata che hanno frequenti incubi notturni rischierebbero maggiormente di andare incontro alla suddetta condizione neurodegenerativa.

Parkinson e qualità del sonno

Lo studio, a cura di un’equipe dell’Università di Birmingham, ha monitorato la salute di 3818 anziani di sesso maschile in un arco temporale di 12 anni, riscontrando che chi fa spesso brutti sogni ha il doppio della probabilità di sviluppare il Parkinson. Per la maggior parte delle persone la diagnosi è stata accertata nei primi cinque anni dell’inizio dell’indagine. Lavori precedenti dello stesso team avevano messo in luce che un quarto dei pazienti affetti da Parkinson conclamato dichiaravano ripetuti incubi durante il sonno, mentre alcuni pazienti riferivano di avere iniziato ad avere sogni angosciosi già 10 anni prima della diagnosi.

Il legame tra scarsa qualità sonno e Parkinson è oggetto di studio da diverso tempo, ma fino a oggi è sempre stato difficile dire se i disturbi notturni fossero una sorta di ‘sottoprodotto’ del Parkinson o piuttosto dei cosiddetti sintomi prodromici, ossia delle manifestazioni minori che precedono l’arrivo dei sintomi caratteristici della malattia. I risultatati di questa ricerca, supportati dall’ampiezza del campione analizzato, sembrano ora far pendere la bilancia con decisione verso la seconda ipotesi.

Analizzare i sogni per diagnosticare il Parkinson

“Per quanto sia fondamentale diagnosticare precocemente la malattia di Parkinson, esistono pochissimi indicatori di rischio, che richiedono costosi esami ospedalieri o sono spesso aspecifici”, ha spiegato la neurologa Abidemi Otaiku, prima autrice dello studio. “Sebbene sia necessario condurre ulteriori ricerche in quest’ambito, quanto osservato sembra suggerire l’opportunità di consultare un medico nel caso in cui in età avanzata si sperimentino cambiamenti nei sogni senza altre cause scatenanti evidenti”.

Se la scoperta venisse confermata, hanno concluso i ricercatori, in futuro potrebbero essere messi a punto degli esami clinici per diagnosticare con ampio anticipo il Parkinson partendo da una valutazione accurata dei sogni. In questo modo si potrebbe intervenire precocemente per ridurre l’eventuale insorgenza dei sintomi motori, come tremori, rigidità e bradicinesia (la lentezza dei movimenti automatici).