L’ospedale del futuro è in casa
L’ospedale del futuro è in casa

IL SIGNOR ROSSI ha settant’anni e non scoppia propriamente di salute. Ha diversi acciacchi, legati anche agli anni che passano. Il cuore non svolge completamente il suo dovere, magari i polmoni anneriti dal fumo sono un pochino “fiacchi”, la pancetta che ha accumulato negli anni, frutto del poco movimento e dell’alimentazione non esattamente salutare, lo ha condotto al diabete. Se un tempo in questa situazione per il signor Rossi si preannunciavano ripetuti ricoveri in ospedale, oggi la tecnologia gli può consentire di rimanere a casa e di essere ugualmente controllato per il suo stato di salute. Stiamo parlando ovviamente di un caso inventato, ma che esprime bene il valore che il monitoraggio e la cura a distanza, qualora gli strumenti rivelino che qualcosa non funziona a dovere, rappresentino strumenti sempre più utili nella gestione sanitaria di molte persone. Pensate solamente al diabete: Oggi ci sono strumenti di controllo che memorizzano tutti i dati relativi all’infusione di insulina e alla programmazione che possono essere facilmente scaricati sui software della piattaforma, perché il medico abbia sotto controllo ciò che avviene, anche a distanza, e possa quindi ottimizzare la terapia. il tutto con un consulto a distanza o, se lo specialista lo ritiene, con una visita. Se per il diabete le possibilità di monitorare a distanza se le tecnologie stanno lavorando al meglio, per chi soffre di cuore si stanno facendo passi avanti significativi.

«L’identificazione precoce di gravi patologie come la fibrillazione atriale o lo scompenso cardiaco possono interrompere questo meccanismo, prevenendo l’insorgenza di situazioni critiche e le conseguenti ospedalizzazioni - spiega Renato Pietro Ricci, Presidente dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (Aiac) - In questo senso il telemonitoraggio rappresenta un vero e proprio strumento di cura per i pazienti con dispositivo cardiaco impiantabile come pacemaker e defibrillatori e in generale per il paziente cardiopatico poiché, grazie ad una osservazione continua, permette una pronta reazione terapeutica». Il tutto, va detto, con un miglioramento dei rischi per i malati e per il sistema sanitario.

La telemedicina riduce fino al 50 per cento la mortalità dei pazienti con scompenso cardiaco, del 39 per cento le ospedalizzazioni, del 50 per cento il numero di visite in ospedale con un conseguente alleggerimento delle liste di attesa. E fa risparmiare. Ma soprattutto i benefici del monitoraggio remoto non sono solo sanitari, ma anche psicologici per il paziente e i suoi familiari che dimostrano da sempre un alto grado di accettazione e soddisfazione. Un quadro simile si osserva per le malattie respiratorie croniche, che possono essere trattate a dovere anche a domicilio con il monitoraggio hi-tech dei pazienti, aiutando al contempo a seguire le cure. «Nei malati con Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ad esempio, l’aderenza alle terapie non arriva al 40 per cento e questo comporta un alto rischio di peggioramento e progressione verso stadi più gravi della patologia che poi compromettono fortemente la qualità e la durata di vita e si traducono in più ricoveri e visite al pronto soccorso – fa sapere Federico Lavorini, Ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università di Firenze».

Gli algoritmi associati a sensori per il monitoraggio dei sintomi, dei parametri e dei trattamenti nei pazienti possono cambiare il destino dei malati di Bpco, permettendo di seguirli meglio a domicilio e di ridurre ricoveri. Alla fine del percorso, l’ospedale del futuro sarà praticamente la poltrona di casa.