Risultati incoraggianti, nel tumore del polmone non a piccole cellule, vengono dallo studio CHRYSALIS che ha indagato una inedita combinazione di farmaci amivantamab e lazertinib. In questi anni si sono moltiplicate le ricerche volte a trattare in modo più efficace le forme di tumore polmonare. Ne abbiamo parlato con Marina Chiara Garassino, responsabile dell’Oncologia medica toraco-polmonare nella Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano. Le prospettive sono cambiate grazie all’immunoterapia e alle terapie target. Si sono registrati miglioramenti misurabili in termini di anni di vita guadagnati rispetto a quando la prognosi era una sorta di lotteria, o di conto alla rovescia.

Per cogliere l’approccio innovativo occorre tenere a mente che esistono specifiche alterazioni molecolari che si manifestano nei tessuti, in un certo numero di soggetti, per cui è possibile trovare la combinazione di farmaci giusta per il paziente giusto sulla base di queste impronte biologiche o genetiche. Ma anche in assenza di queste maniglie molecolari, se così possiamo definirle, abbiamo comunque dei risultati che raddoppiano la sopravvivenza, con combinazioni immunoterapia chemio. Tra le forme di neoplasia polmonare nelle quali si fanno progressi parliamo di quelle con recettore EGFR- mutato, che rappresentano il 10 per cento di tutta la casistica. "Abbiamo visto i risultati preliminari degli studi riguardanti l’impiego di un farmaco come amivantamab – ha affermato la dottoressa Garassino – i dati suggeriscono un’elevata attività e sono promettenti. Questo ci permette di offrire alternative ai pazienti, sia migliorando la terapia iniziale, sia intervenendo nel momento in cui vanno in progressione ai primi farmaci somministrati".

La diagnosi precoce aumenta le chance, se hai l’occasione ad esempio di sottoporti allo screening con Tac spirale, che potrebbe svelare in anticipo una lesione operabile. Ma la realtà è che a volte i guai vengono a galla troppo tardi, quando si riscontrano tumori non più aggredibili chirurgicamente. Questi tessuti atipici, che spesso hanno prodotto metastasi a distanza, possono presentare mutazioni dai nomi sofisticati. In particolare lo studio CHRYSALIS (crisalide) è specifico per la mutazione del gene EGFR, una particolarità scoperta nel 2004, per la quale già abbiamo farmaci potenti.

Purtroppo, dopo un periodo più o meno lungo di trattamento, si sviluppano meccanismi di resistenza. Ecco perché l’industria farmaceutica sta sviluppando sequenze capaci di superare queste resistenze o addirittura di prevenire la loro insorgenza. In Italia, capofila l’Istituto dei Tumori di Milano, prende il via l’impiego di lazertinib e amivantamab.

L’elemento di novità consiste in un anticorpo bispecifico che afferra la cellula neoplastica e la neutralizza, riduce le masse neoplastiche e il tumore primitivo nel polmone. Se le rose fioriranno lo dovrà dire Mariposa (farfalla), studio confermativo di fase 3, anche questo molto promettente. Amivantamab è un anticorpo umano bispecifico, un braccio si fissa alle mutazioni EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico) e l’altro aggancia MET, fattore di transizione epitelio-mesenchimale. Viene somministrato in combinazione con lazertinib, inibitore tirosin-chinasico dell’ EGFR di terza generazione.

Alessandro Malpelo