Un laboratorio (Archivio, Ansa)
Un laboratorio (Archivio, Ansa)

Roma, 13 marzo 2021 - Una bomba a orologeria che può mettere a serio rischio la salute di un italiano su dieci. Parliamo di obesità, patologia caratterizzata da un accumulo eccessivo di sostanza grassa nel tessuto adiposo dell'organismo. L'Oms sottolinea che il 50% degli adulti e il 30% di bambini e adolescenti del pianeta è in grave sovrappeso. Un problema oggi ancora più urgente. Oltre a causare malattie cardiovascolari, diabete e incidere negativamente sull'efficienza del sistema immunitario, l'obesità è una delle complicanze che possono causare la morte di chi ha contratto il Coronavirus.

L'aumento di peso patologico dipende da diversi fattori: dieta e stili di vita errati, disturbi endocrini o psicologici. La terapia si fonda quindi su un approccio multidisciplinare. Ma c'è una novità che arriva dall'America, ma parla italiano: ridurre una singola proteina potrebbe rivelarsi la mossa vincente. Lo ha scoperto Davide Ruggero, 51 anni, docente alla scuola di Medicina dell'Università di San Francisco, in California, annessa ai dipartimenti di Urologia e Farmacia molecolare, che da più di 10 anni guida il team di ricerca dell'ateneo statunitense.

Professore, come siete giunti a tale conclusione?

"Dopo studi condotti su topi da laboratorio abbiamo visto come sia sufficiente, intervenendo sul genoma o attraverso la somministrazione di farmaci, modificare l'attività di questa proteina – battezzata elF4E - per ridurre l'accumulo di chili di troppo, anche in presenza di un'alimentazione ricca di grassi".

Qual è la specifica funzione di elF4E e dove si trova?

"Questa proteina svolge un ruolo nell'avvio della sintesi proteica ed è presente in tutte le cellule dell'organismo. Più precisamente abbiamo scoperto che aiuta a immagazzinare i grassi. I topi a cui è stata ridotta del 50 per cento mangiavano grandi quantità di cibo senza prendere peso".

Grassi e obesità, un rapporto stretto molto rischioso per la salute.

"Esattamente. Quando si assumono alimenti troppo ricchi di lipidi, i grassi si accumulano in diversi organi in quelle che vengono chiamate le 'goccioline lipidiche'. Un loro eccesso nel fegato, per esempio, porta a malattie, come la steatosi epatica non alcolica. La proteina elF4E è responsabile della formazione delle goccioline lipidiche; grazie agli esperimenti abbiamo notato che i topi a cui era stata dimezzata non solo mostravano un fegato normale nonostante la dieta ipercalorica, ma avevano molta più energia".

Per quale motivo?

"Una riduzione della proteina elF4E aiuta a bruciare i grassi con più efficienza, a vantaggio dell'energia. Se, ad esempio, i topi con livello di proteina normale e quelli con meno elF4E corressero una maratona dopo aver mangiato, questi ultimi vincerebbero".

L'incremento dell'attività di elF4E incide anche sulla patologie che si accompagnano all'obesità, come diabete e malattie cardiovascolari?

"Sì e anche sulla comparsa di alcuni tumori. Con il mio gruppo di ricerca avevamo già sviluppato un farmaco che blocca l’attività di elF4E, ora in fase sperimentale, per pazienti affetti da diverse forme di cancro. Quest'ultimo lavoro ha dimostrato che lo stesso preparato, inibendo l'incremento della proteina, diminuisce i livelli di obesità, dell'accumulo di grasso e di steatosi epatica nei topi sottoposti a dieta ricca di grassi".

Quando potrà essere sperimentato sull'uomo?

"Trattandosi di un farmaco già in fase sperimentale sull'uomo nei pazienti affetti da patologie oncologiche la sperimentazione dello stesso per la diminuzione dell'accumulo di grasso potrà essere effettuata in tempi brevi".

Che tipo di prospettive aprirà?

"I risultati del nostro studio e l'utilizzo del farmaco apriranno prospettive importanti nella prevenzione delle patologie legate all'obesità, come sindrome metabolica, diabete, steatosi epatica e alcune forme tumorali".