Le molecole ‘check point’ fermano  le cellule maligne
Le molecole ‘check point’ fermano le cellule maligne

“DUE È MEGLIO DI UNO”. Recitava così una pubblicità di successo di qualche tempo fa, ed oggi questa semplice regola si può adattare anche alla medicina, quando si parla di immunoterapia del cancro. La combinazione dei farmaci che “potenziano” le difese dell’organismo nei confronti del tumore, stando agli studi clinici, si rivela infatti valida non solo per il melanoma ed il tumore del rene, ma anche per quello al polmone. In particolare, i dati relativi all’associazione tra nivolumab e ipilimumab ha portato ad una sopravvivenza globale a cinque anni al 52 per cento per il melanoma, al 60 per cento a due anni nel tumore al rene e al 40 per cento per il tumore del polmone, sempre a due anni, nella forma più comune, cioè quello non a piccole cellule. Insomma, si può dire che l’unione fa la forza come conferma Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia, Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli. «La scelta di combinare le due molecole immunoterapiche si sta rivelando vincente – dice l’esperto. Ognuno, infatti, “sblocca” un freno della risposta immunitaria: ipilimumab agisce sul recettore CTLA-4 e nivolumab sul PD-1.

Utilizzandole insieme possiamo moltiplicare l’azione sul sistema immunitario perché vengono liberati due freni contemporaneamente». L’elemento chiave di questo approccio, quindi, è stata la scoperta dei check-point, molecole che entrano in gioco nei meccanismi che permettono al tumore di evadere dal controllo del sistema difensivo dell’organismo. In pratica queste proteine, che si trovano sulla superficie delle cellule del cancro, funzionano come uno “stop” e quindi non consentono alle difese di distruggere le unità maligne.

F. M.