Anche quando si parla di tumore i chili di troppo sono un rischio. Addirittura ci sono studi che mostrano come l’obesità stia attualmente superando il tabacco come principale causa prevenibile di cancro. "Pensate solo che al momento della prima diagnosi di cancro della mammella, dal 16 al 37 per cento circa delle donne presenta un indice di massa corporea superiore a 30, corrispondente ad una situazione di obesità", spiega Filippo Montemurro, direttore del day hospital oncologico multidisciplinare presso l’Irccs di Candiolo, vicino a Torino.

Ma come mai esiste questa correlazione? I fattori in gioco sono diversi. "C’è sicuramente il fatto che nelle persone obese, il tessuto adiposo non solo è preponderante rispetto alla massa magra, ma va anche incontro ad una riprogrammazione metabolica – precisa Montemurro –. Questo comporta una produzione anomala di numerosi mediatori, tra cui quelli dell’infiammazione (citochine e altri marcatori pro-infiammatori). Inoltre, l’eccessiva adiposità comporta un’alterazione della fisiologia del nostro organismo, con un aumento dei livelli circolanti di insulina e glucosio. La combinazione tra infiammazione ed elevati livelli di glucosio ed insulina ha un effetto diretto sulle cellule tumorali e sul cosiddetto ’microambiente tumorale’. Nel complesso, queste alterazioni creano condizioni ottimali per la proliferazione tumorale e lo sviluppo di metastasi".

Non basta. L’obesità si può associare ad uno scorretto stile di vita: muoversi regolarmente combattendo la sedentarietà, oltre a regolare l’alimentazione è quindi fondamentale in chiave preventiva. Per quanto riguarda le forme tumorali che più possono risentire dell’aumento del peso corporeo, alcune ricerche dimostrano chiaramente una spiccata associazione tra obesità e diversi tipi di cancro, come quello dell’utero, dell’esofago, della mammella in donne dopo la menopausa e del rene. Per contro, sembra addirittura esistere una minore incidenza di carcinoma del cavo orale, carcinoma polmonare e carcinoma mammario nelle donne in premenopausa in presenza di obesità.

"Non bisogna poi dimenticare che questa relazione è anche specifica per il sesso, con un rischio più elevato di cancro del colon-retto tra i maschi obesi e un aumento del rischio di cancro al cervello e ai reni tra le femmine obese – segnala Montemurro –. In pazienti con diversi tipi di tumore, l’obesità è associata ad un maggiore rischio di ricadute e di secondi tumori primitivi dopo la prima diagnosi".

Il peso dell’obesità, infine, si riflette anche sull’approccio terapeutico, e non in senso positivo. "L’obesità influisce negativamente nella lotta contro il cancro a vari livelli – conclude l’esperto –. Ad esempio, i soggetti obesi sono meno propensi dei non obesi a partecipare ai programmi di screening per l’identificazione precoce di tumori operabili. Inoltre, l’obesità può interferire negativamente sull’accuratezza degli esami diagnostici, che spesso possono richiedere apparecchiature dedicate non disponibili in tutti i centri. Per quanto riguarda i trattamenti oncologici, l’obesità può rendere difficili alcuni tipi di interventi chirurgici e una corretta radioterapia ed aumentarne le complicanze". L’obesità, infatti, si può legare più facilmente a diabete, ipertensione e cardiopatie, oltre a richiedere a volte una messa a punto della chemioterapia con modifiche dei dosaggi che possono influire sugli esiti delle cure.

F. M.