Guai a rimpinzare di cibo un piccolino. "Un bambino sottoposto a iperalimentazione già nei primi due anni di vita, aumenta troppo di peso e accumula più cellule adipose del normale – afferma Giuseppe Maria Marinari, responsabile U.O. chirurgia bariatrica dell’Istituto IRCCS Humanitas, Rozzano –. La colpa è quasi sempre di un’alimentazione scorretta, ricca di grassi, carboidrati e povera di vitamine, spesso accompagnata da uno stile di vita sedentario. L’obesità infantile dipende spesso dalle abitudini sbagliate in tutta la famiglia: cibo in eccesso e sedentarietà giocano un ruolo determinante". Certamente il confinamento forzato in casa di quest’ultimo periodo non ha favorito l’attività fisica dei bambini e ha richiesto maggiore impegno e fantasia da parte dei genitori. Ma l’impegno è necessario, perché la carenza di attività fisica porta, nel tempo, a un’errata proporzione tra tessuto muscolare (massa magra) e tessuto adiposo (massa grassa).

Cosa si deve fare? È presto detto: mangiare meglio e fare più movimento. Dobbiamo evitare che le calorie introdotte col cibo siano superiori a quelle che ci servono per vivere. E dobbiamo innanzitutto educare i bambini a una corretta alimentazione fin dai primi anni di vita.

Secondo i nutrizionisti, i bimbi dovrebbero mangiare 5 porzioni al giorno di frutta o verdura. Ma non è sempre facile convincerli.

"La corretta alimentazione è fondamentale soprattutto negli anni dello sviluppo – spiega Michele Carruba, presidente del Centro studi e ricerche sull’o-besità, Università di Milano –. Il gusto, il piacere di consumare cibi sani, può essere stimolato giocando. Volete che un bambino impari a mangiare frutta e verdura? Stimolatelo facendolo divertire. Ma soprattutto insegnate ai piccoli cosa mangiare attraverso l’esempio. Mai mettersi in cattedra e imporre il cibo. Piuttosto, fate vedere che state mangiando le verdure e condividetele con loro. E per avere maggiore successo, potete trasformare la preparazione dei piatti in un gioco intrigante. Portare un bimbo all’azione stimola sempre la sua curiosità".

In Italia, un bambino su 4 è in sovrappeso. A questi va aggiunto il 12% di piccoli obesi. Ma non solo. L’eccesso di peso unito alla sedentarietà di bambini che stanno parecchie ore davanti a un videogioco o alla televisione, ha portato a registrare casi di diabete alimentare (tipo 2) anche in giovane età. Lo stesso vale per l’incremento di malattie respiratorie e cardiovascolari nella fascia giovanile.

"Non è un mistero che un bambino obeso – dice il professor Carruba – nell’80% dei casi diventerà un adulto obeso. E non dobbiamo dimenticare che chi diventa obeso nella fascia tra i 20 e i 40 anni ha un’aspettativa di vita di 10 anni inferiore a una persona normopeso. E, molto probabilmente trascorrerà gli ultimi 20 anni della vita in cattiva salute. Ecco perché ritengo che un bimbo obeso sia da considerare una sconfitta per noi genitori, per la scuola e per l’intera società". Anche per la scuola? "Nella mia attività professionale ho sempre sostenuto che l’educazione alimentare andrebbe insegnata nelle scuole. Non sotto forma di nozionismo, ma con esempi pratici. Provocatoriamente lo dico spesso: non ho mai visto nessuno morire perché non sa chi è Garibaldi o qual è la capitale di uno Stato, ma ho, invece, visto tante persone stare male e morire perché non sanno mangiare in modo sano".

E gli adolescenti come mangiano? Piuttosto male sembrerebbe. La prossima generazione, secondo Carruba, potrebbe essere la prima ad avere un’aspettativa di vita inferiore a quella precedente. E tutto ciò principalmente per una questione di sovrappeso. La nostra dieta mediterranea è scientificamente riconosciuta come elisir di lunga vita. Ma, negli Stati Uniti, le nuove generazioni si stanno orientando prevalentemente verso gli junk-food che contengono grassi, sale e zuccheri in abbondanza.