Foto: Drazen Zigic / iStock
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Crescere i propri figli, per quanto sia soddisfacente, è uno sforzo enorme che a volte toglie letteralmente il sonno. Molti genitori, infatti, riposano poche ore a notte a causa dei capricci e delle esigenze dei picocli, e di conseguenza l’energia e la reattività con cui si affrontano le giornate è poca. A lungo andare, non è raro che mamma e papà sperimentino il disturbo della “nebbia cognitiva” (o “stanchezza cognitiva”), che si concretizza in difficoltà di concentrazione, amnesie, perdite di memoria prolungate (o a breve termine) e stanchezza. Ad approfondire questo fenomeno è stata MitoQ, una società statunitense di biotecnologie esperta in benessere cellulare.

Cos’è la nebbia cognitiva

I ricercatori di MitoQ hanno intervistato circa 2000 genitori americani sopra i 30 anni. Dai sondaggi è emerso che la maggior parte di loro, a causa delle notti insonni, di giorno si sente un vero e proprio zombie, e il risultato è una continua perdita di tempo per via della stanchezza e della scarsa concentrazione. 6 genitori su 10 hanno ammesso di avere problemi dovuti alla nebbia cognitiva: il 44% dimentica addirittura di idratarsi regolarmente, il 33% salta i pasti e il 28% si scorda i compleanni. In media, i genitori intervistati percepivano di sentirsi pieni di energia non prima delle 11 del mattino. Tuttavia, appena tre ore dopo (attorno alle 14.00), il 75% dei soggetti ha ammesso di sentirsi già stanco, assente mentalmente e spossato.

219 ore in cui si è presenti solo fisicamente

Per incrementare la propria energia o la concentrazione, circa la metà degli intervistati ha detto di assumere molto caffè; il 25% di loro, invece, si è affidato alle bevande energetiche. I genitori sono perfettamente consapevoli degli elevati livelli di stress e stanchezza per via della mancanza di sonno dovuta alla cura dei figli: il 64% dei soggetti è convinto che, se avesse più energia, riuscirebbe a bilanciare meglio la vita privata e la vita da genitore. Un equilibrio che, spesso, tende nella seconda direzione, con il rischio di accantonare la propria relazione amorosa, la cura di sé, le amicizie, le passioni e gli hobby. I ricercatori hanno stimato che un genitore, a causa della nebbia cognitiva, perde 219 ore all’anno. Quasi 10 giorni in cui è presente fisicamente, ma non mentalmente. "I genitori, in particolare quelli che lavorano, si destreggiano tra più compiti e quindi non sempre si prendono del tempo per i loro bisogni. Non sanno come ottenere energia e concentrazione a lungo termine”, si legge in un comunicato di MitoQ.