Foto: nensuria / iStock
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Nel 2016, circa 745mila persone nel mondo sono morte per via di patologie sorte a causa delle eccessive ore di lavoro: una tendenza che, per via dello smart working e della differenza sempre più labile tra vita domestica e vita lavorativa, pare destinata a peggiorare. A lanciare l’allarme è stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha condotto il primo studio di sempre a livello globale su questo tema spesso sottovalutato.

Il peggioramento dal 2000 al 2016

Gli esperti dell’OMS, che hanno condotto la ricerca in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), sostengono che una settimana lavorativa da 55 o più ore sia associata a un rischio di ictus più alto del 35% e a un rischio di morte per malattie cardiache più alto del 17%. Il termine di paragone è stata una settimana da 35-40 ore lavorative. Il trend, probabilmente a causa delle tecnologie che ci permettono di stare sempre connessi, è in netto peggioramento: dal 2000 al 2016 il numero di morti a causa di malattie legate agli orari di lavoro è aumentato del 42% per le patologie cardiache e del 19% per gli ictus. Nel 2016, i tre quarti delle persone morte per le conseguenze delle troppe ore di lavoro (398mila per ictus e 347mila per malattie cardiache) erano uomini di mezza età e anziani. I paesi del Sud-est asiatico e del Pacifico occidentale sono stati quelli maggiormente colpiti da questo fenomeno.

Rischio più alto durante la pandemia

Spesso, sottolinea l’OMS, le morti si sono verificate più tardi rispetto ai periodi in cui i soggetti tendevano a lavorare per 55 o più ore alla settimana. Tuttavia, l’insorgenza delle patologie (anche se tardiva) è probabilmente connessa all’eccessivo stress fisico e mentale accumulato per via del lavoro. La stima dell’OMS è che le troppe ore passate in ufficio (o in negozio, in fabbrica…) siano responsabili di circa 1/3 delle patologie legate al lavoro. Lo studio in questione si riferisce al 2016, dunque il prossimo passo sarà analizzare il fenomeno durante la pandemia: “Quando nei paesi entrano in vigore le restrizioni anti-contagio, il numero di ore lavorate aumenta del 10%: abbiamo alcune prove in grado di testimoniarlo”, ha detto Frank Pega, funzionario tecnico dell’OMS. La soluzione, secondo gli esperti, è una sola: una riduzione delle ore lavorative. Un ottimo modo non solo per aumentare la produttività, ma anche per proteggere la salute dei dipendenti.