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Mieloma multiplo, in Italia l’anticorpo bispecifico di Janssen

Teclistamab è indicato negli adulti affetti da forme refrattarie con recidiva

09/05/2023 - di Alessandro Malpelo
mieloma multiplo midollo

Una volta soccombevano tutti, oggi un mieloma multiplo che galoppa si può fermare con una molecola denominata teclistamab, un anticorpo bispecifico che con un braccio aggancia la cellula tumorale da togliere di mezzo, con l’altro braccio afferra e avvicina un agente in grado di eliminare l’intruso.

 

  • Sintomatologia
  • Recidive
  • Remissione
  • Diagnosi precoce
  • Distribuzione
  • Meccanismo

 

Tumore del sangue causato dalla proliferazione delle plasmacellule nel midollo, il mieloma provoca dolori scheletrici lancinanti, fragilità ossea, fratture ricorrenti, aggravamenti delle condizioni generali di salute. Grazie alle risorse della moderna ematologia, il più delle volte si riesce a rallentare la progressione, cronicizzando la malattia a tempo indeterminato.

 

Nelle forme di cancro recidivante, refrattarie o che in tempi successivi smettono di rispondere ai trattamenti adottati nei reparti (immunomodulatori, inibitori del proteasoma e anti-CD38), i medici possono finalmente tentare soluzioni alternative con risultati straordinari. L’ultima novità, disponibile per la prima volta in fascia C, in vista della negoziazione in Italia, consiste nell’anticorpo bispecifico di Janssen, un prodotto ben tollerato, facile da somministrare, capace di centrare i bersagli, da impiegare quando falliscono tutti quei tentativi che abbiamo citato prima. Talvolta nel mieloma si percorre la strada dalle CAR-T con linfociti ingegnerizzati, terapia genica proponibile in casi particolari. L’anticorpo bispecifico si preannuncia valido invece in una vasta gamma di applicazioni, per tutte le età, e ha prodotto risultati nelle condizioni più disparate.

 

Si è parlato di terapie innovative nel mieloma a Milano nel corso della presentazione di teclistamab. Patologia tipica dell’anziano, il mieloma si palesa in genere in età medio avanzata, dopo i sessanta, e sia pure di rado può interessare anche i giovani. «L’arrivo di teclistamab in Italia – ha dichiarato Elena Zamagni, professore associato di ematologia nell’Istituto Seràgnoli di Bologna – segna un significativo passo avanti per quelle categorie di pazienti con la malattia in fase avanzata, con poche chance di ottenere una risposta dalle terapie standard». Offre una risposta valutabile intorno al 63 per cento nei pazienti che hanno fallito tre tentativi con medicinali già in dotazione. I vantaggi di teclistamab non si fermano qui, si misurano nondimeno in termini di controllo dei sintomi, ai fini della remissione, sintomi che tenderebbero altrimenti a esacerbarsi.

 

«L’erogazione in regime di day-hospital, con una logistica semplificata – spiega Roberto Mina, ematologo ricercatore presso l’Università di Torino, Città della Salute e della Scienza – consentono di contenere tempi e costi. Possiamo inoltre diagnosticare la malattia in fase precoce, o orientare per ciascun paziente la scelta migliore sulla base dei criteri di efficacia e di qualità della vita».

 

Come sottolineato anche dalla scelta di Ema, l’Agenzia del farmaco europea che ha esaminato le prove di efficacia con procedura accelerata, teclistamab rappresenta una innovazione di interesse pubblico, e una opportunità per tutti quei pazienti che altrimenti verrebbero abbandonati al loro destino. «Auspichiamo che l’accesso alla terapia con teclistamab, come per tutti i farmaci innovativi, possa essere sempre più rapida, distribuita con criteri di equità», ha auspicato  Rosalba Barbieri, vicepresidente AIL. «L’Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma da oltre mezzo secolo è al fianco dei pazienti ematologici con l’obiettivo di sostenere la ricerca, l’assistenza e sensibilizzare l’opinione pubblica contro i tumori del sangue».

 

Da un punto di vista pratico, teclistamab è un anticorpo bispecifico con due siti di legame progettati per legarsi a due cellule diverse, due maniglie, rispettivamente il recettore BCMA, sulle cellule di mieloma, e al sito CD3, sulle cellule T. In questo modo, è in grado di reindirizzare i linfociti T, che esprimono il recettore CD3, verso le cellule neoplastiche del mieloma. Gli studi preliminari hanno dimostrato che, colpendo il CD3, teclistamab è in grado di indurre l’attivazione delle cellule T con la conseguente morte delle cellule di mieloma.