L’infezione Covid19 ha portato con sé tutta una serie di psicosi e fake news, che hanno trovato terreno fertile sui social media, sul web e nelle catene di messaggi telefonici. Cani e gatti non sono stati risparmiati dalla girandola delle false informazioni. A fare chiarezza è intervenuta l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che ha dichiarato che «non ci sono prove che animali da compagnia possano essere infettati e quindi trasmettere il nuovo corona virus». Resta comunque valida la raccomandazione che «è sempre una buona norma lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno un minuto dopo il contatto con gli animali domestici, per proteggersi da vari batteri comuni come l’e-coli e la salmonella».

La stessa tesi è condivisa dalla World Small Animal Veterinary Association in un documento che ha anche trovato il consenso dell’Ordine dei Medici Veterinari italiani, che comunicano che sono in corso studi per approfondire la questione.

Sappiamo che l’nCoV-2019 (che appartiene ai betacoronavirus) non è il solo della nota famiglia virale. Pericolosi per l’uomo, abbiamo identificato nel 2002 il corona virus della sindrome respiratoria acuta grave SARS-CoV e nel 2012 il corona virus della sindrome respiratoria mediorientale MERS-CoV.

Altri corona virus infettano i mammiferi, gli uccelli e i pesci. E c’è un corona virus canino che può causare lieve diarrea nel cane e un corona virus felino, che può causare la peritonite infettiva felina nel gatto (entrambi alfa-coronavirus).

Ma non ci sono prove che gli animali domestici possano essere infettati e trasmettere il nuovo nCoV-2019. È chiaro che fino a quando non ne sapremo di più, le persone malate devono evitare il contatto con gli animali o indossare una mascherina quando si prendono cura dei loro amici a quattro zampe per proteggerli dall’eventualità di trasmissione della malattia. Sia ben chiaro comunque – precisano i veterinari – che i vaccini disponibili contro il corona virus canino enterico non proteggono i cani contro le infezioni respiratorie. Non devono quindi essere impiegati nell’attuale epidemia pensando che possano essere una forma di protezione incrociata contro l’nCoV-2019. Non ci sono assolutamente prove che i vaccini disponibili in commercio forniscano una protezione crociata contro l’infezione da nCoV-2019, poiché i virus enterici e respiratori sono varianti nettamente diverse.

Maurizio M. Fossati