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Menopausa precoce, cosa sappiamo dei disturbi premestruali

La scoperta del Karolinska di Stoccolma: come sospettare per tempo la scomparsa del ciclo prima dei quarant'anni e porvi rimedio

21/09/2023

La menopausa è una fase naturale della vita di ogni donna, un periodo di transizione. Generalmente, questa transizione si verifica tra i 45 e i 55 anni, ma in alcuni casi può manifestarsi prima dei 40, definendosi come menopausa precoce. Studi recenti hanno precisato meglio il rapporto con le mestruazioni dolorose o irregolari.

 

Sintomi e fattori di rischio

La menopausa è spesso accompagnata da reazioni vasomotorie, come le classiche vampate di calore, cui si sommano nervosismo, affaticamento, scarsa concentrazione, squilibri ormonali con ripercussioni sulle mucose (ad esempio secchezza vaginale), e aumentata suscettibilità alle malattie di cuore. La menopausa precoce potrebbe essere associata a disturbi premestruali. Secondo uno studio condotto dall’Istituto di medicina ambientale del Karolinska Institutet di Stoccolma, le donne con marcati disturbi premestruali hanno qualche probabilità in più rispetto alle coetanee di sperimentare una menopausa precoce con sintomi vasomotori moderati o gravi. I risultati dello studio sono usciti in questi giorni sulla rivista JAMA Network Open.

 

I disturbi premestruali si riferiscono a sintomi emotivi e fisici che si verificano prima delle mestruazioni, e possono includere sensazione di gonfiore, abbassamento del tono dell’umore, prostrazione fisica, irritabilità, ansia, dolore e gonfiore al seno. In alcuni casi, questi sintomi possono essere così intensi da mimare una sindrome premestruale. Lo studio svedese indica che i disturbi premestruali potrebbero essere utilizzati negli screening, come indicatori per selezionare le donne a rischio di menopausa precoce, consentendo un intervento preventivo tempestivo. “Dal punto di vista clinico, la menopausa si definisce precoce quando colpisce le donne sotto i 40 anni. Si tratta di una patologia da indagare a fondo, e che comporta conseguenze molto pesanti, una su tutte l’infertilità”, ha scritto la ginecologa Giovanna Testa.

 

Menopausa precoce o prematura?

La menopausa prematura si verifica prima dei 45 anni e interessa circa il 10% della popolazione femminile. La menopausa precoce è invece un evento relativamente raro, si verifica nelle donne in età fertile sotto i 40 anni, e colpisce l’1% della popolazione femminile.

 

Le cause della menopausa precoce? “Nella vita della donna ci possono essere tante situazioni legate a un esaurimento precoce della riserva ovarica, cioè il numero di ovociti che possiede una donna in tutta la sua vita, con perdita della capacità dell’ovaio di produrre gameti che possono essere fertilizzati e dare luogo a una gravidanza”, ha affermato il ginecologo Mario Mignini Renzini. L’esaurimento della riserva ovarica può essere legato a motivazioni genetiche, interventi chirurgici effettuati sull’ovaio per patologie quali, ad esempio, l’endometriosi; chemioterapia per la cura dei tumori in grado danneggiare il patrimonio follicolare dell’ovaio.

 

Nell’indagare le cause dell’insufficienza ovarica prematura si considera la storia familiare, infezioni pregresse come la parotite,  malattie autoimmuni (come quella surrenalica o tiroidea). Queste e altre condizioni possono portare a un esaurimento precoce della riserva ovarica, con incapacità dell’ovaio di produrre gameti fertili.

 

Terapia ormonale e stili di vita

La menopausa precoce può comportare conseguenze significative, tra cui l’infertilità. Pertanto è importante, nel caso, affrontare questa condizione con una gestione adeguata. La terapia ormonale è uno dei trattamenti più comuni per alleviare i sintomi vasomotori, ma è consigliabile discutere con un medico i potenziali benefici e rischi associati a questo approccio.

 

Inoltre, uno stile di vita sano, che contempla una alimentazione equilibrata, l’esercizio fisico regolare e una buona gestione dello stress, può contribuire ad alleviare le sofferenze. L’equilibrio emotivo è fondamentale durante questa fase di transizione.

 

La ricerca condotta al Karolinska sostiene dunque che i disturbi premestruali potrebbero essere un indicatore utile per identificare le donne a rischio. La gestione tempestiva di questi disturbi, affidata a personale sanitario competente, può migliorare la qualità della vita delle pazienti che provano disagio.